Arrivare secondo per denaro.

 

Si può rinunciare ad una vittoria per soldi? A me è capitato e vi racconto com’è andata.

La fame, il sonno, la stanchezza, il terrore negli occhi di un amico, la paura di non poter tornare a casa. Sentimenti e situazioni che si potrebbero vivere in guerra  ma la nostra guerra, in realtà,  era meno pericolosa, meno drammatica.

Il periodo è quello di inizio anni ’80. Una vita davanti ancora tutta da vivere, ancora tutta da inventare.  Le gare in kart e gli amici conosciuti sulle piste. Tutti con la stessa luce negli occhi. Tutti con le stesse speranze.

Inventarsi lavori e mestieri per racimolare il denaro per le gare, per comprare le gomme, la benzina.  Mi ricordo ancora quando la tassa d’iscrizione alle gare, era passata da 7 a 10.000 lire. Un dramma!  Le spese per una gara in un circuito cittadino erano di circa 25/30.000 lire. Chiaramente arrangiandosi a fare tutto da soli e selezionando le gare più vicino casa..

In quel periodo i circuiti cittadini andavano per la maggiore. Nelle Marche, zona che frequentavo di più, c’era solo l’imbarazzo della scelta e si poteva correre quasi tutte le Domeniche.

Tutto in una giornata: prove libere , qualifiche e gara. Belle premiazioni e pubblico straboccante.

Era un Sabato di fine Giugno, carico il mio furgone Fiat 238 e faccio tutti i controlli prima di partire per un week end di gara. Prima tappa il circuito di Fano per qualche giro di prova e poi trasferimento in qualche paese dell’entroterra marchigiano per l’ennesimo circuito cittadino.  Il mio furgone era attrezzato anche per dormire. Non mi mancava niente.  Non mi mancava neanche la tanica da 20 litri di acqua per rabboccare il circuito di raffreddamento, visto che ad ogni salita  andava tutto in ebollizione.

Quel pomeriggio, a Fano, tutto procedeva per il meglio. Incontro il mio amico Marco Piccinino di Pesaro. Anche lui in pista con il suo kart ma solo per qualche prova e poi a casa. Lunedì dovrà affrontare l’esame di maturità. Una chiacchiera tira l’altra e, non so come, ma lo convinco a venire a correre anche se non era previsto. La gara non è molto lontano e posso ospitarlo nel mio furgone. Domenica saremmo rincasati presto.

Piccio tra me e Gianni Morbidelli. Sullo sfondo il mio Fiat 238 denominato “Baiuk”.

Tutto programmato quando , parlando del più e del meno con altri piloti presenti in pista, scopriamo che la gara dell’indomani sarebbe stata riservata alle categorie 125 con il cambio.  Noi, con i nostri 100 monomarcia non eravamo ammessi.  Per  Marco, o meglio Piccio come tutti lo chiamavamo, era quasi un sollievo: “bene, così torno a casa e posso studiare ancora un po’ ”. Per me un pugno nello stomaco.

Io non mi arrendo. Dal cruscotto del 238 prendo l’Autosprint di quella settimana e vado al “Dove si corre Domenica” .  Non mi sembra vero, niente gare nelle nostre zone. Io volevo correre. Unica possibilità il circuito cittadino di Eraclea Mare in provincia di Venezia…   Rapida consultazione dell’atlante stradale. E’ nel casino, veramente lontano, circa 400 Km ed è già quasi sera.   “Piccio, andiamo!”  All’epoca tutto era un’avventura e perché non viverne un’altra?  Piccio è un po’ restio, anzi molto,  ma alla fine si convince.

Con una bella dose d’incoscienza decidiamo di metterci in strada. Problemi da affrontare: riuscirà il mio vecchio furgone a portarci fino a destinazione? Secondo: abbiamo abbastanza denaro?  Calcoli alla mano, dovremmo riuscirci al pelo.  Non facciamo autostrada, ci arrangiamo con un panino e dormiamo nel furgone. Si può fare.

Il viaggio non finisce più; 400 km tutti su strade normali. Arriviamo a destinazione ed è quell’ora, che non sai se definire notte inoltrata o mattino presto. Comunque ci siamo. La sveglia è suonata dal trambusto dei furgoni che incominciano a sistemarsi nella zona adibita a paddock .   Inizia la giornata.

Come da prassi ci facciamo un giro a piedi per conoscere il tracciato e lo troviamo più tortuoso del previsto. Ci iscriviamo alla gara: Piccio nella 100 Nazionale ed io nella classe superiore, 100 Avenir . Dopo aver pagato le iscrizioni, realizziamo che i soldi rimasti sono sufficienti appena per la benzina del ritorno.

Affrontiamo le prove libere. Non bene. Mi rendo conto di non avere un rapporto adeguato. Sono troppo lungo ed il motore fatica ad uscire dalle curve. Così non va, ma ho già utilizzato il rapporto più corto che avevo. Anche il feeling con il telaio non è buono, quando cerchi di recuperare in staccata quello che perdi in uscita dalle curve…fai solo casino.

Per le qualifiche devo assolutamente risolvere il problema. Se fossimo nelle zone frequentate abitualmente, non avrei avuto problemi a chiedere in prestito una corona a qualche amico, ma per noi è una zona nuova. Praticamente non  conosciamo nessuno ed io sono poco incline a chiedere.

Cavolo, siamo nei guai. Piccio ha un motore lamellare che comunque, in qualche modo, lo porta fuori dalle curve limitando il danno. Io con il disco rotante sono fermo. Per essere a posto devo comprare una corona ed anche la catena perché la mia sarebbe troppo corta. I soldi li avrei anche, ma poi per tornare a casa? Come facciamo?

Fermi tutti! La gara prevede premi in denaro per i primi tre. Se arrivo nei primi tre avremmo anche i soldi per tornare a casa. Scelta difficile. Dopo le prove libere non so neanche se riesco ad arrivare nei primi dieci. Piccio non è d’accordo di spendere gli ultimi soldi che ci rimangono. Vuole essere sicuro di tornare a casa. L’indomani mattina deve affrontare l’esame di maturità e chiaramente non vuole rischiare.

Io rischio. Vado al camion che vende i ricambi: corona e catena. Pago con tutto quello che ho. Manca qualche spiccio ma il Sig. Boesso mi fa lo sconto e da quel momento inizia una giornata di tensione. Devo ASSOLUTAMENTE fare bene. Devo andare forte. Non devo sbagliare. NON POSSO sbagliare!

Partono le qualifiche con il solito giro di lancio e due cronometrati. Non prendo rischi, il motore con il rapporto giusto risponde molto meglio. Sfioro le balle di paglia, intraverso il kart il meno possibile, saltello all’uscita delle curve strette per prendere  giri motore più rapidamente. Passo la bandiera a scacchi ingobbito dietro al volante: quarto tempo. Se quello fosse il risultato della gara… saremmo nei guai seri.    I premi sono solo per i primi tre.

Le ore che ci dividono dalla gara sono un tormento. Il dubbio di aver fatto una cavolata grossa come una casa mi assale. Forse sono stato troppo presuntuoso, troppo ottimista.

Intanto si pone un altro problema : è ora di pranzo ma non abbiamo una lira. Si salta a piedi pari ma Piccio ha una fame tremenda. Qui si apre una piccola questione: io sono convinto che quella volta, lui si fosse fatto regalare le croste dal porchettaro che vendeva panini poco distante da noi,  ma lui dice di no. Boh. Comunque io non mangio e lui… non lo so, però si calma, quindi qualche morso a qualcosa dovrebbe averlo dato.

Marco Piccinino di Pesaro

Parte la gara della 100 Nazionale. Marco fa una bella gara ed arriva quinto e si beccherà la coppa ma niente soldi.

Tocca a me. Sono conscio di non poter sbagliare. La questione è seria: se non sono a podio non si torna a casa. Tra le qualifiche e la gara ho fatto qualche modifica di assetto ed a questo punto sono fiducioso e timoroso al tempo stesso.

Giro di ricognizione. Una volta acceso il motore i timori si sciolgono come neve al sole e mi sale “la carogna”. Scaldo le gomme, sento la risposta del volante nelle curve strette, il feeling è buono.

Al via scatto bene. Sono già con il coltello tra i denti. In testa c’è un pilota locale molto forte, forse Bettini, non ricordo, che aveva fatto la pole position. Molto rapidamente mi porto in terza posizione.  Con la bagarre per le posizioni di rincalzo, il primo ne approfitta per allungare. Tra il pubblico noto con la coda dell’occhio, una persona che si sbraccia. Passo secondo con qualche rischio e la persona si sbraccia ancora di  più.  Un tifoso? Boh.  Rapidamente mi porto dietro al pilota di testa.  In un paio di occasioni provo a spostarmi dalla sua scia per tentare l’attacco ma passando sul traguardo noto che adesso la persona che si sbracciava si è portata pericolosamente a bordo pista, sulle balle di paglia. E’ Piccio!  Non sta facendo il tifo per me. Mi sta implorando, minacciando, sembra terrorizzato,  gesticola a più non posso.   Perché tutti quei gesti?  Perché tutta questa preoccupazione? Cosa starà accadendo mai?  Ohh cavolo! I soldi del premio !!!   Accecato dalla furia agonistica me ne ero dimenticato.  Secondo è sufficiente ma vincere è sempre bello. Ci penso per un paio di curve e poi alzo il piede e mi metto a distanza di sicurezza lontano da ogni rischio, tanto il terzo è lontano . Non sfioro neanche più le balle di paglia ed ingrasso la carburazione.  Faccio gli ultimi giri con Piccio che ad ogni passaggio mi fa il gesto di “OK”.  Conto i giri che mancano alla fine uno ad uno ed ecco finalmente che cala la bandiera a scacchi. Un sollievo!

Alla premiazione apro la busta con il premio per il secondo classificato: 30.000 lire. Si torna a casa! La coppa non la guardo neanche e ci concediamo un panino prima di metterci in strada: buonissimo! Continuiamo a dirci che siamo dei fulminati, dei fuori di testa, ma la sensazione è quella di vivere la vita in pieno ed è molto gratificante. Arriveremo a casa tardissimo e Marco Piccinino, che ha dormito un po’ durante il viaggio,  sarà comunque in tempo per il suo esame di maturità. Io studierò qualcosa per potermi comprare una dotazione di rapporti  più nutrita.

Un’altra avventura che sembra una favola e come tutte le favole, ha avuto il suo lieto fine. Tutti vissero felici e contenti? No! Perchè io… volevo vincere!  

Autore dell'articolo: Luca

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