Con quei baffi un po’ così…

 

Aiuto! Gli ingegneri aerodinamici hanno iniziato a rovinare anche le moto. Dopo ave reso le monoposto di Formula 1 degli inguardabili “porcospini” pieni di spuntoni,  gli angeli del vento hanno incominciato e metter pesantemente mano anche sull’aerodinamica delle motogp.  Io spero che qualcuno metta freno a questa direzione. L’esasperazione aerodinamica porta a due conseguenze: lievitare dei costi e rendere  le moto antiestetiche.  Guardate la nuova carena della Ducati sfoggiata negli ultmi test a paragone con una delle moto che ritengo tra le più belle in assoluto: Yamaha YZR 500 del 1974. Purezza di linee.

Come mi è stato spiegato da chi ne capisce di più, il lavoro svolto al computer con modelli di simulazione e fogli di calcolo, nel campo aerodinamico, richiede sempre verifiche dal vero in galleria del vento, questo perché delle volte tirano “delle strane arie”. Molto di questo lavoro  viene svolto di sovente per tentativi spostando un’ aletta più in qua o più in là e guardando gli effetti che generano.  Tutto questo si traduce in costi veramente importanti.  Con i tempi che corrono…

Secondo punto: le moto rischiano di diventare veramente brutte e di allontanarsi sempre di più dal prodotto di serie. Potrei essere d’accordo con chi dice che la motogp è la massima espressione del motociclismo sportivo e quindi ben vengano gli “estremismi”, ma andatelo a dire  al Sig. Rossi, scusate meglio Verdi perché Rossi sulla rossa non ci sale più,  che si compra la sua bella moto rossa dal concessionario per andarsi a divertire..  Ormai ci sono più differenze tra l’ombrellina del Sig. Verdi quando si schiera in pista a Misano per la garetta tra amici, che magari ha un po’ di cellulite, un accenno di baffi scuri e gira per il paddock in infradito , rispetto a quella sulla griglia della motogp  che è un gran bel pezzo di figliola con le gambe lunghe due metri su dei tacchi che gli permettono di leggere gli sponsor sulla moto con una visuale dall’alto ad “effetto drone” . Lì la differenza c’è ma attualmente,  tra le moto, almeno esteriormente, il Sig. Verdi sembrerebbe seduto su una motogp. Nelle foto fa la sua porca figura, ma se le motogp diventano dei “porcospini” troppo diversi dal prodotto di serie, sto cavolo di Sig. Verdi come farà a raccontare agli amici del circolo del tennis che la settimana prima era a fare un gran premio facendo vedere le foto sul telefonino mentre miss piadina romagnola gli regge l’ombrello  sponsorizzato dall’Aquafan.

Iannone, Ducati 2016 con le “innovative” alette anteriori.
Gianfranco Bonera 1974 – MV Agusta

A parte gli scherzi, alla Ducati hanno dimostrato di essere da questo punto di vista quelli più avanti ed innovativi di tutti. Inutile negare che l’inventiva italiana non ha eguali nel mondo e poi, vuoi mettere l’influsso che deriva dall’ essere nel pieno cuore della “motor valley” emiliano romagnola? Però… cara Ducati che ti sei lamentata che ti copiano. Che adesso ti copieranno la carena con i flussi interni così come ti avevano copiato le alette, sei sicura di non aver inventato l’acqua calda?

La MV Agusta di Phil Read nel 1974 durante le prove del Gran Premio del Belgio a Spa

Vogliamo vedere cosa faceva la MV Agusta a Spa nel 1974 senza computer né gallerie del vento? Poi Gianfranco Bonera e Phil Read decisero che si poteva fare anche  senza ma quelli ci erano già arrivati. Solo 40 anni fa. Ingegneri aerodinamici, andate a lavorare in Formula 1! Lasciamo che le moto siano anche belle!

Dru

Autore dell'articolo: Luca

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