Due giri di orologio. Consigli per il tifo.

 

 

 

Ieri è ufficialmente iniziata la settimana della gara più importante dell’anno nell’intero panorama dell’endurance: La 24h di Le Mans. Non nego che ho subìto e subisco tuttora l’enorme fascino di questa sfida che si svolge con un programma che dura otto giorni e che si gioca nei classici “due giri di orologio”, come dicono i francesi. Sono orgoglioso di essere riuscito a prendervi parte tre volte. Tutto in 24 ore, sembra il titolo di un film, ma in realtà è una gara che si prepara con largo anticipo. Le macchine della massima categoria (LMP1) sono molto più complesse e sofisticate di una Formula 1 ed i costi di progettazione, realizzazione e gestione, non sono da meno. Gli ingenti investimenti sono giustificati per i costruttori, dal travaso di tecnologia verso il prodotto di serie e dal ritorno mediatico. Se vinci un GP di Formula uno, dopo una settimana o due potrebbe esserci un nuovo vincitore ma se vinci la 24h di Le Mans puoi sfruttarlo pubblicitariamente per un anno intero. Si rimane “vincitori in carica” fino al Giugno successivo.

Una gara così lunga, può essere maggiormente apprezzata da chi valuta gli aspetti tecnici, di strategia, di pilotaggio, dello spettacolo che ci gira intorno, ma al tempo stesso non mancano momenti ad alto contenuto adrenalinico. Non si può dimenticare il disperato team radio dello scorso anno del pilota della Toyota in testa alla gara quando, ad un solo giro dalla fine, urlava alla radio “NO POWER! NO POWER!”. Un giro alla fine, una beffa. Nella sua drammaticità è comunque stato toccante vedere la disperazione del team Toyota, le lacrime del team manager Hugues De Chaunac e, di contralto, l’incredulità del team Porsche che si è visto regalare a poco più di tre minuti dalla fine una vittoria insperata. Porsche che è stata impeccabile anche nel rendere onore ai veri vincitori della gara.  Storie di corse, di tecnologia, ma è sempre bello vedere anche gli uomini e le loro emozioni o debolezze, scoprire il lato umano che va oltre i computer.

Oggi anche nel nostro paese sembra esserci una riscoperta delle gare endurance, anche se non siamo ancora ai livelli degli anni ‘60 dove queste gare erano considerate più importanti della F.1 attirando piloti, team, costruttori e tanto pubblico. Il pubblico a Le Mans non manca mai ed i numeri sono da brivido, però gli italiani sono sempre stati abbastanza scarsi.

Anche quest’anno abbiamo una rappresentanza di piloti italiani: tutti bravi. L’Italia con 11 piloti è la quarta nazione in quanto a partecipazione. Primi a pari numero (trentaquattro ciascuna) Francia ed Inghilterra, seguono gli Stati Uniti con diciotto e poi noi. Nella massima categoria (LMP1) troviamo Marco Bonanomi con il team ByKolles. Un team ed un’auto privata che difficilmente potranno dargli le soddisfazioni che ha vissuto al volante delle Audi ufficiali. Nella GTE PRO troviamo il team AF che schiera sulla Ferrari 488 n.51 Pierguidi e sulla n.71 Rigon. Il team Risi si avvale di Fisichella sulla n.82 Nella GTE AM abbiamo sulle Ferrari di diversi team: Cioci (n.55), Balzan (n.65), Bertolini (n.83) e sulla Porsche RSRS del team Dempsey-Proton, l’astro nascente Matteo Cairoli che nei test pre gara, è stato l’esordiente più veloce della categoria.  Come vedete, tutti piloti di grande qualità, veloci e professionali, purtroppo sparsi su tutte auto diverse dove tifare italiano, come faccio io,  potrebbe essere complicato… ma non è finita, ho tenuto per ultima la categoria LMP2.

Indubbiamente la LMP2 è la categoria più competitiva dell’intero lotto, se non altro per il numero e la qualità delle auto iscritte con piloti di alto livello: 25, contro 6 LMP1 che con molta probabilità saranno quelle che si giocheranno la vittoria assoluta.

Tra tutte la n.47 ha qualcosa di speciale e su questa concentrerò il mio tifo.

Categoria LMP2, N.47, Dallara P217/Gibson, Team Cetilar Villorba Corse, Piloti: Andrea Belicchi (I), Giorgio Sernagiotto (I), Roberto Lacorte (I). Mi piace!  Auto, team, piloti tutti sotto un’unica bandiera: Italia.

Mi piace tutto. Andrea Belicchi è un pilota di grandissima esperienza. Veloce con ogni tipologia di auto, otto partecipazioni a Le Mans, serio e con una modestia pari al suo talento. Il suo contributo, in sinergia con i tecnici Dallara è il vero valore aggiunto all’intera operazione. Giorgio Sernagiotto, classica carriera del pilota moderno senza capitali infiniti: Kart, monoposto con vittorie nei campionati propedeutici,  conversione alle ruote coperte. Ha lasciato il segno soprattutto nel mondo del Ferrari Challenge e nel trofeo Maserati. Poca o nulla esperienza nell’endurance fino ad aver incrociato la propria strada con quella di Roberto Lacorte, l’elemento per me misterioso. Misterioso fino a qualche tempo fa, quando leggevo di questo imprenditore toscano, appassionato di vela che, nonostante fosse praticamente al debutto, pianificava la partecipazione alla 24h di Le Mans. Un piano a lungo termine… ma neanche troppo. Non nascondo di aver sollevato un sopracciglio.  Ad oggi mi devo ricredere e mi rimangio tutto il mio velato criticismo.

Mi è capitato molto raramente di vedere un programma altamente ambizioso venir pianificato con tale meticolosità. A partire dalla scelta del team, la Villorba Corse capitanata da Raimondo Amadio che ha subito accettato la sfida, e la sfida era crescere insieme. Un programma di gare ed una scelta dei mezzi che ha portato ad un’escalation culminata con l’accettazione, da parte dell’ACO, dell’iscrizione alla 24 ore in categoria LMP2. Un riconoscimento di altissimo livello, che in molti hanno sognato e mai ottenuto. A dirigere piloti e team al box, un direttore sportivo di eccezione: Christian Pescatori (sei partecipazioni a Le Mans con due secondi posti in veste di pilota) . Per Lacorte un merito doppio. Come pilota si è impegnato, si è messo in gioco con sacrificio e voglia di apprendere; cosa non comune e non sempre scontata e l’ha fatto mettendosi al volante di un auto per piloti veri. Nella giornata di test, sua è stata la velocità massima tra tutte le auto e piloti: 341 Kmh, ed a quelle velocità non si scherza. Da pilota gentleman, avrebbe potuto tranquillamente “comprarsi un sedile” su una GT e godersi la gara avvalendosi anche di quella somiglianza a Patrik Dempsey  che l’avrebbe comunque reso carismatico. Un imprenditore di successo con l’hobby di guidare macchine da corsa in gare prestigiose. Un cliché già visto, molto sfruttato e facilmente spendibile. Ma la sua sfida era diversa e, affiancato dall’amico Sernagiotto, l’ha vinta perché, comunque vada a finire per me è, anzi sono, dei vincenti. Un programma partito da un’idea, da un’ambizione, da capacità organizzative e gestionali tipiche dell’imprenditore  che sa quello che vuole, capace di contornarsi di persone giuste. Adesso per loro è arrivato il momento di vivere il sogno, è arrivato il momento di fare il pieno di adrenalina. Un programma che, passo dopo passo li ha portati fino all’olimpo, senza scorciatoie.

Ed allora Giorgio, Andrea e Roberto (da sx), godetevi il week end di gara. Io, e sicuramente molti altri, tiferemo per voi. Forza team Cetilar Villorba Corse e comunque sia… è già un successo.

Un “forza ragazzi” vada anche a tutti gli altri nostri piloti impegnati in gara, molti amici con cui ho condiviso abitacolo o piste. Tenete alta la nostra bandiera.

Dru

P.s Il film “Road to Le Mans” che racconta questa storia, mi ha tenuto incollato al PC per tutti e 50 i minuti di durata. Spero ce ne sarà un altro per raccontare la settimana di gara.

Autore dell'articolo: Luca

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