E tutto ebbe inizio.

E tutto ebbe inizio.

Erano gli anni sessanta quando sul lungomare di Rimini, a due passi da casa mia, ancora si correvano le famose mototemporade romagnole. Gare di moto che si svolgevano su improvvisati circuiti cittadini, dove lunghe file di balle di paglia rappresentavano l’unica differenza tra quel nastro d’asfalto, normalmente utilizzato per le passeggiate con la famiglia, ed il teatro di sfide mozzafiato tra i campioni dell’epoca.

 

Proprio in quel periodo, quando ero ancora bambino, i motori mi entrarono nel sangue in modo esplosivo.

Nel periodo del “Gran Premio di Rimini” di motociclismo, al ritorno da scuola, mi precipitavo sul lungomare per seguire la creazione del circuito: il posizionamento delle balle di paglia, delle transenne, i manifesti della gara.

Guardavo quelle strade che conoscevo come le mie tasche, trasformarsi in poco tempo nel mio personale “tempio della velocità” e quasi a bocca aperta, sognavo… Cosa di preciso ancora non lo sapevo, ma sapevo che era una cosa maledettamente coinvolgente.

L’arrivo dei team, dei camion, dei meccanici dalla tuta da lavoro blu fermata in vita con una cintura di cuoio, che scaricavano moto che mi sembravano provenire dallo spazio.

E poi loro…i piloti. Tute di pelle nera, caschi a scodella con occhialoni e foulard a coprirne il viso.

 

I rumori infernali dei motori a 4 tempi ed il sibilo dei 2 tempi di piccola cilindrata.

Odore di olio di ricino, di balle di paglia ancora umide per la pioggia, di salsiccia cotta sulla brace. Frotte di pubblico chiassoso che come una marea invadeva il circuito in cerca dei posti migliori per godersi le gare.

Accenni di risse tra i tifosi di Giacomo Agostini e quelli del nostro concittadino Renzo Pasolini.

Io nel mezzo non sapevo se essere felice o spaventato, fatto sta che aggirandomi tra le moto conobbi un pilota. Un signore non più giovanissimo che correva nella 500. Vedendomi particolarmente attratto mi rivolse gentilmente la parola rispondendo alle mie ingenue domande da bambino.

Chiaramente il nuovo amico divenne anche il mio idolo ed alla partenza della gara, ero il suo tifoso più accanito, anzi forse ero l’unico . Urlavo incitamenti a squarciagola ad ogni suo passaggio. Presto mi resi conto che il mio beniamino non era propriamente un campione ed il suo stile di guida non era proprio …diciamo… aggressivo.. Pian piano gli incitamenti si affievolirono fino a diventare un sussurro quando mi resi conto che il mio eroe era desolatamente ultimo. Finita la gara lo raggiunsi e quasi con le lacrime agli occhi gli chiesi come mai non avesse vinto. Questa persona, con infinita pazienza, mi spiegò che la sua moto non era veloce come quella degli altri e che di più non poteva fare. Sempre ingenuamente gli dissi: “ e perché non  prendi una di quelle pure tu?” “perché non ho abbastanza soldi…” fu la risposta.

 

Ero ancora molto piccolo ma avevo già imparato tre cose:

  1.  i motori mi piacevano
  2. le corse costavano care
  3. se un pilota non vince… la colpa è sempre del mezzo!

.. e tutto ebbe inizio..

 

Nota successiva:

La temporada ( o mototemporada) Romagnola era una serie di gare su circuito cittadino che si svolgeva aMilano Marittima, Lugo, Cesenatico, Rimini, Riccione e Cattolica (sporadico inserimento di Modena). La prima edizione fu nel 1945.

Il periodo era sempre quello primaverile e fungeva anche da prologo per i partecipanti al campionato mondiale. La serie crebbe notevolmente, attirando nel tempo piloti famosi, case ufficiali e decine di migliaia di spettatori.

 

 

Purtroppo l’incidente occorso ad Angelo Bergamonti il 4 Aprile 1971, decretò la fine di un’epoca. I circuiti cittadini erano oramai ritenuti troppo pericolosi per le prestazioni raggiunte dalle moto e per le crescenti misure di sicurezza richieste a protezione di piloti e pubblico  . Il pilota di Gussola (Cr) perse la vita per una caduta sul circuito di Riccione, mentre battagliava  sotto una fitta pioggia contro il plurititolato e compagno di squadra alla MV Agusta Giacomo Agostini.

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Autore dell'articolo: Luca

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