I traversi alla rotonda sul mare

E’ indubbio che nel tempo le città cambino per rispondere sempre meglio alle esigenze attuali, ai nuovi ritmi che la società ci impone, alla maggior coscienza ambientale ed architettonica. Cambiano le città, cambiano i paesi e cambiano le strade. Siamo invasi dalle rotonde. Servono per snellire il traffico e per rendere più scorrevoli le intersezioni che altrimenti farebbero perdere tempo con stop e semafori. Rotonde che oltre a far girare le auto, fanno girare la testa a quelli che ancora non hanno compreso come affrontarle. Anzi no, quelli se ne sbattono; si buttano e vada come vada. Allora modifico; rotonde che oltre a far girare le auto, fanno girare le palle a quelli che devono combattere con i rimbambiti che le affrontano come se si trovassero sul trenino del brucamela di Fiabilandia. Ma non andiamo fuori tema e facciamo un balzo indietro nella mia Rimini di quarant’anni fa. Rimini, all’epoca, aveva già una rotonda. Anzi aveva LA rotonda. Una, unica ed inconfondibile: La rotonda del Grand Hotel a marina centro.  Bellissima, molto ampia, Verde. Quasi a dividere la magnifica struttura del Grand Hotel con i suoi giardini e la spiaggia dorata. Un’immagine di Felliniana memoria. Un’icona di marina centro, con la sua macchina fotografica gigante che fungeva da vendita e raccolta di rullini fotografici da stampare e di cui io, da bambino, ero cliente.

Poi, di questi giorni, la notizia che la rotonda del Grand Hotel diventerà un parcheggio. Necessità di posti auto in attesa che venga realizzato il parcheggio interrato. Tutto in ottica di riqualificazione del lungomare.

E’ stato un attimo ed è stato inevitabile: i ricordi.

Abitavo a poche centinaia di metri ed i giardini e la rotonda erano il nostro “terreno di caccia”. Quanti giri con la bicicletta, quanti salti e ginocchia sbucciate. I primi approcci con le ragazzine. Insomma i ricordi che tutti hanno legati a dei luoghi ma, per una mente imbenzinata, non potevano non riaffiorare i ricordi delle moto che la percorrevano durante le gare della mototemporada romagnola, oppure la prima gara di kart che feci sul circuito cittadino di marina centro nel 1978. Poi, abbastanza di recente, qualcuno mi ha ricordato un episodio del 1980. Proprio alla rotonda. Quarant’anni e qualcuno ancora se ne ricorda e ne parla.

Quando a Rimini nevicava, evento non così impossibile come potrebbe sembrare, alla sera i “ragazzi grandi” si ritrovavano tutti alla rotonda a fare i traversi con la macchina. All’epoca, ancora tante auto erano a trazione posteriore. Un manna. Sgasate, grida di incitamento di chi guardava, il guidatore che si sbracciava al volante ed il passeggero con la testa fuori dal finestrino che gridava come un pazzo, testacoda e risate. Ancora ci si divertiva con poco. Io guardavo affascinato. Poi, arriva l’anno in cui anch’io ho la patente. Nevica. Nel parco auto di famiglia, una Fiat 850 Sport Coupè blu notte. Come sempre le cose iniziano con i migliori propositi: “stasera vado alla rotonda ma solo a guardaree”. Per fortuna le poche centinaia di metri che devo percorrere sono totalmente in piano altrimenti avrei avuto seri problemi di trazione. Parcheggio da una parte e la festa era già iniziata.  Un carosello di vetture, pubblico che lanciava palle di neve contro le auto degli amici, guidatori confusi che dopo un testacoda ripartivano contromano. Un delirio totale. Io guardo. Guardo e penso: “quasi quasi”. Ad un certo punto, penso che un ghigno satanico mi abbia attraversato il volto e con passo deciso mi avvio verso l’ottoecinquanta.  Metto in moto ed il quattro cilindri di 903 centimetri cubici mi sembra addirittura più allegro del solito. Sotto il piede destro ho a disposizione ben 52 cavalli.

Mi affaccio alla rotonda ed aspetto il momento più opportuno per inserirmi: via! Sono salito sulla giostra oramai sono in ballo e mi tocca ballare. Colpo di gas e la macchina parte dietro. Rapido ed istintivo arriva  il controsterzo. La macchina si riallinea ed io sono euforico. Ed una! Altro colpo di gas, ancora di traverso e via un’altra. Le braccia si muovono fluide sul volante e sembrano vivere di vita propria. Vanno da sole.  Rapidamente capisco che se gestisco correttamente l’acceleratore posso prolungare la sbandata. Colpo di gas per “dare angolo” all’auto e poi lavoro di braccia e di gas. A questo punto mi era tutto chiaro. Tutto talmente chiaro che ero l’unico che affrontava la rotonda continuando a mantenere l’auto di traverso ed i giri si sommavano così come l’adrenalina che avevo in corpo .  Continuavo a girare incessantemente pestando sul gas ed utilizzando sempre meno lo sterzo. Una volta raggiunto l’angolo lo mantenevo giocando con l’acceleratore in preda ad un delirio di onnipotenza che mi portava a suonare il clacson se raggiungevo qualcuno, per fargli capire di togliersi di mezzo immediatamente. Il risultato è stato che una alla volta, tutte le auto si sono fermate e tutti guardavano l’ottoecinquanta blu che dava spettacolo.   Ad un certo punto decido di fermarmi e vedo un sacco di gente venirmi incontro. Urla e schiamazzi erano finiti. Decido di scendere dalla macchina ed ho come l’impressione che tutto e tutti si blocchino. Mi guardano strano. Solo uno mi si avvicina e mi chiede: “ma quanti anni hai?”. “Diciotto” quasi gonfiando il petto. Li vedo ritirarsi parlottando tra di loro. Diciotto anni ma ne dimostravo forse quindici, quarantacinque chili di ragazzino tenuto in piedi dalle scarpe. Io sono quasi deluso ma solo dopo ho capito. Quello che avevo fatto era quasi un affronto ai birri della città. Un burdèl (piccolo ragazzo) non poteva fare questo, loro si aspettavano un grande, un figo, un birro come loro. Oramai era fatta. Sono risalito sull’ottoemezzo e sono ripartito scodinzolando verso casa a capo chino. Comunque ci avevo preso gusto e non mi serviva neanche più la neve, l’arte del traverso mi era chiara…ma fino ad un certo punto visto che, non molti giorni dopo, la piccola Fiat ha cessato di esistere a causa di un maledetto platano che si è messo all’improvviso davanti al cofano mentre mettevo a punto la percorrenza di una curva, di traverso, a Miramare. E così fu.

Dru       

Autore dell'articolo: Luca

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