Il giorno in cui sono morto (libro)

 

E’ saltato fuori così, per caso, quasi fosse lui a cercare me e non il contrario. Ero alla mostra scambio auto/moto, ed in quelle occasioni non manco mai di passare negli stand dei libri a curiosare. Spaziavo con gli occhi intorno a me alla ricerca di qualche libro da portare a casa.  Tutti molto belli, colorati, invitanti ma non scattava la scintilla. Abbasso lo sguardo come per raccogliere le idee ed eccolo lì, proprio davanti a me .

Il giorno in cui sono morto, libro scritto dal giornalista, ed ex pilota di rally, Mark Kahan nel 1974 e tradotto in italiano nel 1976.

Come l’ha definito poi il mio amico Lorenzo Uttini, “una perla rara!”

E’ subito mio. Parla di piloti dei tempi eroici, dei tempi in cui era molto facile morire. Le gare non si fermavano neanche con un pilota morto a bordo pista, sbalzato dall’abitacolo o dentro una macchina in fiamme. Fiamme che non riuscivano a spegnere. Faceva parte del gioco e tutti sembravano accettarlo passivamente.

Non posso fare a meno di ricollegarmi mentalmente al bellissimo libro di Luca Delli Carri: Gli indisciplinati. In oltre 500 pagine, Delli Carri, con un notevole lavoro di ricerca, ripercorre le gesta, la storia e la tragica fine di tutti e cinque i giovani piloti schierati dalla Ferrari nel 1956. Tutti accomunati dalla stessa sorte: perdere la vita nel giro di due anni. Peter Collins, Alfonso De Portago, Eugenio Castellotti, Luigi Musso, Mike Hawthorn.  Storie affascinanti e dal finale tragico, trattate dall’autore  con un perfetto mix tra la cronaca ed il romanzo. Mi è piaciuto molto e sicuramente lo rileggerò.

I resti della Porsche di David Piper incidentata durante le riprese del film “Le Mans”

Ed ecco che si intrecciano altre storie ed altre vite nel libro di Kahan. Storie di tragici incidenti, di macchine incendiate, di piloti lanciati per aria come bambole di pezza, ma… sorpresa…  nessuno è morto! Di là, tutti morti, di qua tutti vivi.  In un percorso narrativo molto asciutto, nessun romanzo, solo cronaca, l’autore ripercorre in dieci capitoli, altrettanti episodi con la piccola storia dei personaggi coinvolti. Non mancano alcuni eccessi  per aggiungere condimento drammatico all’accaduto. Uno per tutti: Jackie Oliver al volante di una vettura sport (Marcos) a Snetterton nel ‘66.  (…)“La sua macchina si schiantò e lui fu proiettato attraverso il tettuccio mentre la macchina si disintegrava letteralmente. Oliver atterrò stordito, si rialzò, vide che più o meno era intero e corse verso il bordo pista. Un infermiere della croce rossa gli corse incontro e a Oliver che gli chiedeva cosa fosse successo gridò: “giù ragazzo! Ne stanno ancora arrivando!” e in effetti pezzi di macchina stavano piovendo intorno a loro.  (…)

Goodwood 1962: i primi soccorsi a Stirling Moss

L’autore di questo libro, tratta di incidenti il cui esito sembrava scontato: la morte del pilota. Ed ecco, invece, che il pilota risorge, emerge dalle fiamme, percorre strade all’interno di ambulanze che appaiono più pericolose delle auto da corsa. Le settimane, a volte i mesi di degenza per ricostruirsi ma, in altre occasioni, niente di più che uno spavento ed una macchina distrutta.  Jackie Stewart, Innes Ireland, Clay Regazzoni, Denny Hulme, Mike Hailwood,  e tanti altri. Per tutti il ritorno al volante ed ancora vittorie e titoli.  Uno ha pagato un prezzo un po’ più alto, ed in quel momento stava facendo più l’attore che il pilota: era David Piper. L’incidente di cui è stato protagonista  il pilota inglese,  avvenne durante le riprese cinematografiche del Film “Le Mans” di Steve McQueen nel 1970. Gli costò l’amputazione di una gamba.  Chi ha dovuto rinunciare alla carriera è stato Stirling Moss. L’incidente a Goodwood, alla guida di una Lotus, sembrava essergli stato fatale. Trenta giorni di coma  e danni celebrali ma potrà raccontarlo all’autore del libro in un’intervista e, ad oggi,  è ancora tra noi. Un arzillo “quasi novantenne”.

Il Giorno in cui sono morto di Mark Kahan

Sperlig & Kupfer editori.

1976 Lire 4.000

 

Autore dell'articolo: Luca

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