Il pericolo corre sul filo…dei 50 kmh.

Occupandomi di sicurezza stradale, posso tranquillamente affermare che alla guida di un veicolo, anche i soli 50 kmh possono costituire un pericolo. Posso altrettanto tranquillamente affermare che, all’interno di una F.1 moderna, i 50 kmh non costituiscono pericolo alcuno, casomai disagio. Eppure ieri, a Baku, sembra che si sia attentato alla vita di qualcuno. L’episodio è a conoscenza di tutti. Vettel scandalizzato afferma che quanto fatto da Hamilton è pericoloso. Hamilton scandalizzato dice che Vettel è  stato distratto e pericoloso, la FIA dice che Vettel ha avuto una condotta pericolosa.  Riportiamo le cose sotto le giuste prospettive: correre ad oltre 350 kmh tra i muri di un circuito cittadino è sicuramente pericoloso. Sapere che se pizzichi malamente un cordolo ti spiaccichi nel muro e chi arriva non ha nessuna possibilità di evitarti è pericoloso. Essere in mano a commissari improvvisati ed a strutture non adeguate è pericoloso. Pericoli, evidentemente da tutti accettati ma i giochetti tra due piloti che pensano di essere ancora  a Lonato nella minikart dovrebbero essere meno accettatati, soprattutto dai loro team principal che invece li difendono a spada tratta a partire da Lauda che con un salomonico “chi è davanti fa quello che vuole” vorrebbe chiudere in fretta la questione.

Fatemi per un attimo rimettere in testa il mio polveroso casco per pensare da pilota. Quando si presenta una situazione anomala, il pilota determinato studia sempre come poterne trarre vantaggio: bandiere gialle, gli altri rallentano ma io rallento di meno alzando il braccio e guadagno qualcosina. Alzo il braccio per fare capire che ho visto le gialle e sto rallentando. Inizia a piovere, entro subito così trovo la corsia box sgombra e non rischio di farmi sorprendere da qualche pozza mentre ho le slick mentre gli altri perderanno tempo a fare ancora un giro… insomma si ragiona per avvantaggiarsi.

Ed ecco che a Vettel si presenta la sua situazione anomala che gli permette di recuperare il gap con Hamilton anzi, si presenta e ripresenta perché intanto in pista giocano all’autoscontro. Scatta la ricerca del jolly da giocare: “se al restart gli sono attaccato al culo, in fondo al dritto magari vado in testa”. Nell’altro casco avviene una ragionamento simile ma opposto: “ho perso il vantaggio, devo inventarmi qualcosa per non avere il crucco in scia nel rettilineo di partenza”.

Torno nel mio casco e con quello penso di essere stato nel complesso molte ore dietro ad una safety car. Dietro alla safety puoi essere un signore e tieni la giusta distanza, la tua velocità è costante ed il più simile possibile a quella della SC, scaldi i freni senza tirare pestoni davanti al muso di qualcuno e zigzaghi guardando gli specchi e solo avendo la certezza di non ostacolare nessuno lasciando del margine a destra e sinistra nel caso arrivi qualcuno troppo lanciato. Al contrario puoi essere un arrogante che si dimena facendo urlare il motore a singhiozzo, contemporaneamente frenando con il sinistro per arroventare i freni passando da un lato all’altro della pista per scaldare le gomme incurante degli altri. Per entrambi l’obiettivo è quello di prendere vantaggio al restart. Hamilton nella sua determinazione nel voler essere il migliore, spesso mette in mostra una certa arroganza.

La telemetria (vista dalla FIA) dice che Lewis non ha frenato, ha solo dimenticato di accelerare all’uscita della curva, Vettel si è fatto sorprendere e…patatrack. Se volete sapere il mio pensiero, Vettel si è molto incazzato soprattutto per esserci cascato come un pollo. Ha sfogato su Hamilton la sua rabbia perché, avendo il casco in testa non poteva darsi un pugno in faccia da solo. Ha subito cercato la giustificazione con il team: “mi ha fatto braking test!”. Non è vero.   Dall’altra parte un Marc Genè che pateticamente cercava di convincere il mondo che la Ferrari era stata attratta dalla Mercedes a causa di maligne forze magnetiche che il buon Sebastian non ha potuto contrastare perché con le mani in alto  stava provando i balletti da fare in caso di vittoria. Dai Marc, a tutto c’è un limite…

Comunque anche questa volta è stato bello leggere le varie interpretazioni, gente che salomonicamente recitava regolamenti FIA a memoria, boia Hamilton viva Vettel, boia Vettel e viva Hamilton. Bene, vuol dire che ancora qualcuno segue la F.1. Già che ci sono, volevo rammentare a diverse persone che il regolamento della F.1 non è uguale a quello del campionato italiano karting.

Innegabilmente è stato un GP movimentato, ho dormito solo per qualche minuto e ci sono stati anche diversi spunti interessanti, primo fra tutti il week end di Lance Stroll. In una pista dove sbagliare era facilissimo lui è stato impeccabile fin dal Venerdì ed il podio è stato un bel riconoscimento. Merito dei test ad Austin? Non credo, è più una questione mentale, appare molto più sicuro in quello che sta facendo e potrebbe riservare altre sorprese perché la Williams è una buona macchina e ci sono le giuste risorse per svilupparla costantemente . Al contrario avrei pagato per vedere le facce dei manager della Force India quando le due pantere rosa si sono azzuffate; che occasione persa.

In chiusura mi sto chiedendo se quando correvo, dietro alla safety car ero un signore od un arrogante ma ho già tolto il casco e non me lo ricordo più.

Dru

P.s. Nel tentativo di Lewis di rimettere in sede la protezione del casco che si sollevava , mi ha sorpreso vedere quanto fosse soffice…boh.

 

Autore dell'articolo: Luca

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