La concentrazione

24h Le Mans: 16 Giugno 2001

 

La concentrazione

 

Come da tradizione, 3 ore prima del via si svolge la parata dei piloti sul rettilineo del traguardo. Le auto sono allineate a spina di pesce riportando alla memoria i tempi eroici dove i piloti correvano a piedi verso i propri mezzi per partire sbandando e lasciando alle loro spalle lunghe strisce nere.

I piloti sfilano a bordo di vetture scoperte e l’applauso d’incoraggiamento del pubblico si trasforma quasi in un boato che rimbomba sotto la volta delle tribune coperte, ogni volta che lo speaker annuncia i nomi dei piloti al via. Ogni equipaggio viene applaudito ed incitato, dai più famosi fino ai piloti semi-sconosciuti. Ad ognuno viene attribuito il giusto tributo d’ incoraggiamento per la dura sfida che di lì a poco andrà ad incominciare.

Finita la parata, essendo io il pilota che prenderà il via, incomincio a prepararmi con buon anticipo. Raggiungo la macchina sulla griglia di partenza facendomi largo tra la folla. Mantengo lo sguardo basso e cammino  a ritmo di marcia per evitare il rischio di essere fermato da qualcuno che possa compromettere lo stato di concentrazione che cerco dentro me stesso così come un minatore cerca il filone d’oro nelle viscere della terra.  Con movimenti compiuti ormai centinaia di volte infilo gli auricolari, metto il sottocasco e poi il casco, con lentezza esasperante indosso i guanti ripassando le dita  una ad una come per essere certo di averle tutte al proprio posto. Tutto questo lo faccio con lo sguardo assente, perso nel vuoto. Non sento più il rumore della folla, dello speaker che parla incessantemente, di quella festa che è la 24h di Le Mans. Sono solo io e la mia macchina.  Nessuno mi parla.

Mi lascio scivolare nel sedile ed un meccanico mi stringe le cinture senza aprire bocca. Un’altro mi chiede l’ok per la giusta regolazione degli specchi retrovisori ed io, quasi controvoglia, alzo il pollice.  Tutto mi sembra di un’altra dimensione, i suoni sono ovattati. Accarezzo il volante e la leva del cambio. Guardo negli strumenti rotondi come se dovessi cercare risposte nel profondo dell’anima della mia macchina. ” Io ti porterò rispetto ma tu non mi tradire, abbiamo un compito importante da portare in fondo”.

Sono solo. Solo ad affrontare la mitica pista delle 24 ore con poco più di una tonnellata di ferro sotto il sedere e poco più di 400 cv. sotto il piede destro, pronti ad elevarti ad eroe o a sbatterti nel fango se solo gli chiedi di intervenire nel momento sbagliato.

Sono concentrato al punto di pensare di poter piegare le forchette con il solo pensiero quando…

…tutto intorno al mio abitacolo si annidano le modelle dell’ Hawaiian Tropic.

 

Caspita! E’ un festival di tette e culi portati in giro da splendide fanciulle praticamente nude.  Io sono legato dentro la macchina e le guardo come un pesce rosso guarderebbe un bambino dispettoso da dentro la propria boccia di vetro, terrorizzato da quello che potrebbe accadere in ogni momento.

Non si fa così! Che cosa ne è di tutta la mia concentrazione, di tutta la poesia ed il pragmatismo di quello che sto facendo. Appoggio il dito sul pulsante  per le comunicazioni radio e guardo le facce dei miei meccanici che nelle loro cuffie si aspettano di sentire chissà quale ringraziamento per avermi portato tanto ben di Dio.

Aspetto qualche attimo per trovare le parole giuste. Poi la trovo. E’ solo una:  BASTARDI!!

 

Autore dell'articolo: Luca

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