La crisi dei quarant’anni.

Un contratto deve avere una scadenza e nel caso non fosse specificata, soprattutto se è un contratto “morale”, diciamo che una ventina d’anni potrebbero andare bene per considerarlo estinto.

Questo è il ragionamento che mi ero fatto quando, alla soglia dei quarant’anni, mi ero deciso che dovevo provarci anche con le moto. Il contratto in questione è quello che avevo stipulato con i miei genitori. Più una promessa che un contratto, ma le regole erano chiare: mi avrebbero permesso di correre con i kart ma niente moto. Né in pista, tantomeno in strada. Avevano troppa paura.

Essendo, appunto, passati oltre vent’anni senza esser venuto meno all’impegno preso, ed essendo oramai orfano da tempo, avevo unilateralmente deciso che il periodo “no moto” fosse oramai da considerarsi non più valido.

Gli scooteroni o la BMW GS stradale che utilizzavo soprattutto d’estate li potevo considerare un peccato veniale e tutto sommato perdonabile, ma la voglia era quella di scendere in pista e quando mi sono messo alla ricerca della moto giusta, sentivo che stavo facendo una birichinata.

Esperienza motociclistica su strada, molto poca, in pista… zero. Da dove iniziare?  Da dove inizia un “giovane”? Dopo varie valutazioni la scelta cade sull’ Aprilia RS250 da trofeo. Due tempi, bella linea, abbastanza leggera, non troppo potente, si può fare.  Il primo segnale, a conferma del fatto che non stavo facendo una cosa saggia, l’ho avuto subito: mi reco alla concessionaria Aprilia di Rimini (Tosi) che sapevo essere molto attiva nel monomarca della casa di Noale e chiedo se hanno una moto trofeo in vendita. Prima domanda: “è per suo figlio?”,  “No, è per me” e la faccia del mio interlocutore lascia trasparire un “questo è scemo”.

Comunque sia, riesco a comprarmi quest’ Aprilia trofeo ed incomincio ad andare in pista. Il circuito di Misano è talmente vicino che ci vado direttamente con la moto da pista indossando la tuta di pelle e casco in testa. Praticamente faccio il warm up per strada. Tuta anonima e casco tutto bianco con visiera scura. Non mi deve riconoscere nessuno.

Nella mia prima giornata facevo da spartitraffico. Ero fermo come un paracarro e piegavo meno di quello che si piega l’asta che sostiene la bandiera rossa in spiaggia colpita dalle raffiche di vento. In compenso il giorno dopo, praticamente non camminavo. Un male alle gambe… Il sopra delle cosce era carne morta e dolorante.  Ero ancora in piena attività agonistica (auto) e quindi abbastanza allenato, ma in quel frangente ho scoperto che in moto si usano muscoli molto diversi.

Comunque non demordo, dagli oggi e dagli domani incomincio a riuscire nell’intento di completare un giro di pista prima che la clessidra finisca tutta la sabbia. Sono presissimo da questa cosa e me la godo molto anche se vedo ragazzini sbarbati che letteralmente mi strappano gli adesivi dalla carena. Me la godo ma a volte soffro. Soprattutto la sete. Nella tuta ho sempre qualche banconota per la benzina e per qualcosa da bere ma preferisco non andare al bar. Preferisco rimanere isolato. Lo so che vi state chiedendo il perché ma ve lo dico dopo.

Sono talmente preso dalla mia motina che, in una brutta giornata di Agosto, grippo proprio in mezzo al curvone. Noooo.   No? Ed invece si, poverina, se non gli metti l’olio nel miscelatore, quando finisce….grippi. Io mi aspettavo che si accendesse la spia come nello scooter. Somaro.  Insomma un dramma, la mia Aprilietta era rotta ed essendo Agosto non riuscivo a trovare i ricambi per ripararla.  Rapida ricerca su internet e taaaac. Aprilia RS 250 trofeo in vendita a Firenze. Vincente! Furgone e la seconda Aprilia viene a casa.

Con questa mi trovo anche meglio ed incomincio ad osare di più, incomincio a portare più velocità in curva, incomincio a piegare di più ed a dare gas prima, prendo confidenza fino al punto che, alla curva del tramonto,  scrrr.scrrrr. scrrrrrr. No! Non sono caduto, ho finalmente toccato il ginocchio a terra ed il rumore era quello delle saponette che grattavano l’asfalto. Sentivo suonare le campane a festa, ero felicissimo, finalmente potevo andare al bar.  Andare al bar?!?!  Si andare al bar! Prima non ci volevo andare perché presentarsi al bancone con addosso una tuta con le saponette nuove, vergini, era proprio da pollo fatto e finito. Dopo qualche giro a sentire quel bel grattare, mi fermo pensando già di appoggiarmi al bancone con le mie saponette distrutte, anzi, di chiedere a qualcuno dei presenti se c’è qualcuno che ne vende per sostituirle. Mi fermo, le guardo…non è possibile, cazzo non è possibile: due segnetti appena percettibili. Due segnetti… Fanculo mi tengo la sete anche per oggi.  Quella sera ho seriamente pensato di consumarle con la mola o di chiedere a qualcuno che le aveva finite, se voleva fare cambio con le mie nuove.

Comunque arriva l’inverno ed incomincio ad avere propositi bellicosi. Cambio di categoria. Concessionaria Suzuki ed ordino una GSX-R 600 nuova e mi faccio dare i moduli per l’iscrizione al trofeo.

Finalmente arriva la moto ed io non vorrei neanche targarla ma il concessionario mi dice che se non l’immatricolo non si attiva la garanzia. Va bene, l’immatricoliamo ma tanto la uso solo in pista. La devo fare preparare. Però… ci sarebbe il rodaggio. Non vogliamo farlo un bel rodaggino sulla strada panoramica?

La faccio breve: tra un tornante e l’altro, per riuscire a vedere la scritta 200 Kmh sul dashboard … sono arrivato lungo, mi si è chiusa davanti e sono volato nel campo. E poi ti dici: ho quarant’anni , padre di famiglia, considerato una persona seria, ma è mai possibile che se senti un motore che urla non capisci più una fava? Sono tornato a casa con la moto che perdeva i pezzi, io solo con qualche abrasione ed una caviglia gonfia. Ho smontato la targa, l’ho data a mia moglie e gli ho detto: “mai più per strada, mettila via, nascondila e non dirmi dove”.

Nel frattempo la mia moto è stata preparata per la pista, con più potenza mi trovavo meglio che con la 250, i tempi sul giro incominciavano ad essere quelli di una moto e non quelli di un bradipo con l’artrite, le saponette mi permettevano anche di andare al bar a bere. Mi è stato molto utile un corso di pilotaggio. Il mio errore principale era che staccavo tardissimo e cercavo di entrare in curva troppo pinzato con la moto che faticava ad “andare giù”.  Mi sentivo pronto per una gara, volevo misurarmi con gli altri. Obiettivo: arrivare almeno penultimo. E pensare che, parallelamente, nelle corse in auto non accettavo ingaggi se non c’erano possibilità di vittoria con l’auto ed equipaggio che mi proponevano.  Bah, come cambiano i punti di vista.

Gara naturalmente a Misano. Prove libere benino, per le qualifiche gomme nuove, termocoperte ed anche un cupolino bombato che mi permetteva di stare meglio in carena. Come conviene a un vero racer, parto incattivito (nel mio piccolo, come detto da qualcuno, anche le pulci hanno la tosse).  Giro di lancio, parte il crono, dalle prime curve esco bene, esco dal curvone con 10 kmh all’ora di più del solito, Tramonto, Quercia, come riferimento ad occhio (vedo lo scorrere del tempo sul cronometro AIM) alla fine del cordolo della curva della Quercia sono sotto di parecchio dai miei tempi usuali. PIF PAF alla esse, mi rannicchio nella carena e quando mi tiro su per la staccata della curva del Rio, ho capito che ero spacciato…  Ero arrivato molto più veloce e quando mi sono tirato su era troppo tardi. Pinzo come un disperato, la ruota posteriore si solleva e la moto è leggermente inclinata verso destra (si arriva da una semicurva). Quando la ruota atterra vengo sbalzato in aria con una forza inaudita. Volo come un fringuello ma atterro sulla spalla come un baghino (maiale) da tre quintali.  Rotolo in mezzo alla ghiaia e non so come mi metto in ginocchio.  Maledizione non respiro, non riesco a respirare. Mi guardo attorno sperando che qualcuno mi aiuti e finalmente vedo correre i commissari. Ok, adesso mi salvano loro. Invece tirano su la moto e se ne vanno portandola in zona di sicurezza.

Ecco fatto, penso, sono morto. Vuoi vedere che sono morto? D’altronde come faccio a sapere cosa si prova quando si muore? Non sono mai morto…so solo che non respiro quindi, forse, sono morto.

In qualche modo mi metto in piedi e cerco di raggiungere il bordo pista e da vero deficiente, camminando mi guardo indietro per vedere se il corpo era rimasto a terra. Come nei film, dove l’anima si alza ma il corpo giace. No, il corpo mi ha seguito, buon segno ma continuo a non respirare. Qui la faccenda è seria, mi appoggio al guard rail e mi concentro al massimo. Devo, devo, devo fin che con un mezzo conato riparte la respirazione ma al tempo stesso sembra che mi stiano picchiando sul torace con una mazza da baseball. Le fratture le conteranno in ospedale ma io in quel momento ho capito che un “mestiere” non si inventa a quarant’anni e la mia stima per i piloti di moto è aumentata ancora di più. Per me… sono dei marziani e la mia carriera di pilota moto è durata meno di un giro…

Mamma e Papà, non lo faccio più, il contratto è sempre valido!

Dru

 

P.s.: foto della gara non ne ho…non hanno fatto in tempo.

 

 

 

Autore dell'articolo: Luca

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