La vendetta.

Era il 1976 ed il periodo poteva essere quello d’ inizio primavera. Non avevo ancora 14 anni. La MV Agusta stava svolgendo alcuni test privati sul circuito Santamonica di Misano Adriatico. Per quell’anno la casa di Cascina Costa, ormai plurititolata, aveva rinunciato ad una partecipazione ufficiale al campionato del mondo ma si era accordata con Giacomo Agostini per una soluzione alternativa che gli consentiva comunque, di essere presente.  Ad Agostini veniva messo a disposizione il reparto corse con moto e tecnici. Lo stesso avrebbe gestito autonomamente la struttura e si sarebbe occupato di reperire il budget necessario. Agostini era molto abile ad intrattenere relazioni commerciali con gli sponsor e coinvolse la API (carburanti) e la Marlboro, che furono i principali finanziatori dell’operazione. Le moto subirono un cambio di livrea per compiacere lo sponsor del tabacco. Non più Rosso/Argento ma Rosso/Bianco. Confesso che, anche se si discostavano dai colori tradizionali, a me piacevano moltissimo.  Non mi piaceva altrettanto Agostini. Sono sempre stato attratto da quelli bravi ma sfortunati. Quelli che si devono conquistare e sudare un posto ed i risultati. Quelli che quando vincono pensi: giustizia è fatta.  Infatti tifavo per il mio concittadino Renzo Pasolini.

Agostini era bravo, bello, vincente, quasi sfacciato e poi c’era stato quell’episodio a Rimini

Tifosi

Anni ’60. Mescolato tra il pubblico, cercavo di non essere sopraffatto per poter seguire la gara delle moto che si correva nella zona del lungomare. Ero solo un bambino. Volevo vedere da vicino e godermi tutto.  Mi piaceva molto. Solita rivalità tra Agostini e Pasolini con i tifosi che continuavano a beccarsi.   A volte volavano parole grosse. Eravamo a Rimini ma i tifosi di Agostini erano accorsi in massa. Tifavo Pasolini e quindi non potevo provare simpatia per gli “Agostiniani”. E poi erano arroganti. Arrivavano da fuori e volevano comandare a casa nostra. A casa di Renzo Pasolini.

Circuito di Rimini

Passano le moto per il giro di ricognizione. Sulla Benelli di Pasolini sventola, legata al manubrio, una coda di tigre. Era un gadget della benzina Esso che reclamizzava lo slogan “metti un tigre nel motore”. Quando passa Paso con la coda svolazzante, un tifoso di Agostini si sporge ed urla:  “quella coda mettitela nel culo”. Ecco. Era fatta. Non è che non mi stavano simpatici, da quel momento i tifosi di Agostini mi stavano proprio sui coglioni, anche se quella volta non pronunciavo quelle parole, il concetto attuale rende bene l’idea, ed il loro idolo finiva nello stesso posto: sui miei coglioni.  La rivalità tra Ago e Paso si è protratta con svariate polemiche e mirati attacchi nei confronti del pilota riminese  fino al 1973, quando Renzo Pasolini perse la vita sul circuito di Monza insieme a Jarno Saarinen in un pauroso incidente. Paso non c’era più. Una perdita enorme e dolorosa, però purtroppo, l’antipatia per Agostini mi era rimasta.

1976: Nonostante l’antipatia per Agostini, veder girare le MV e sentire quel rumore che mi faceva venire la pelle d’oca era comunque una grande attrattiva. Non ricordo bene come, ma in qualche modo raggiungo l’autodromo a Misano. All’epoca abitavo a Rimini, marina centro.

Nel paddock posso circolare liberamente, ma la zona dei box è off limits. Mi limito a guardare attraverso le recinzioni il lavoro dei meccanici. Agostini che parla con i tecnici, le modifiche, le regolazioni. Poi la moto scendeva dal cavalletto ed io via, di corsa, a piazzarmi in qualche curva. Preferibilmente alla Brutapela. 

Durante le pause me ne tornavo al paddock per seguire il lavoro.

Una volta, rientrando, vedo al piccolo bar posizionato all’interno del paddock stesso, Giacomo Agostini ed il direttore  del reparto corse della MV Agusta: Arturo Magni. Era il momento giusto per un autografo! Mi ero portato dietro un block notes e la penna.

Arturo Magni e Giacomo Agostini

Aspetto il momento giusto per avvicinarmi senza disturbare e poi li raggiungo con tre passi. Abbastanza timidamente allungo il block notes verso il direttore : “posso avere un autografo?” e lui di rimando: “Mino, fai l’autografo a questo ragazzo” ed io: no no, io voglio il suo Signor Magni, non quello di Agostini” e mentre dicevo questo, giravo le spalle al 15 volte campione del mondo che pareva interdetto. Il Signor Magni, con faccia stupita, prende in mano il block notes e scuotendo la testa diceva: “ma sei sicuro?” ed intanto firmava. Riprendo il blocco con due mani ed indietreggio facendo un mezzo inchino  per dimostrare la mia gratitudine. “Grazie Signor Magni” ed intanto Agostini aveva un’espressione tra il divertito e l’offeso.  Mi riavvio nel paddock, mi infilo il blocco in tasca , ripenso al fatto che non ho rivolto la parola né il saluto ad Agostini  e sorrido.  Continuando a sorridere il mio pensiero è corso lassù: “Hai visto Paso? Gliel’ho fatta pagare…”

Dru

Arturo Magni è stato una vera leggenda del motociclismo senza essere stato un pilota. Morto nel 2015 all’età di 90 anni, era arrivato alla MV nel 1949 dalla Gilera, in cui aveva fatto ingresso nel 1947. Inizialmente si è occupato di progettazione per poi dirigere la squadra corse dal 1950 fino al definitivo ritiro dalle competizioni nel 1976. Dal 1977 inizia la produzione di parti speciali per le moto MV Agusta allargando la sua operatività, affiancato dai figli, fino alla produzione di moto speciali che portano il suo nome.  Parlano per lui i 75 titoli mondiali vinti (37 titoli costruttori e 38 piloti) con le MV.

Autore dell'articolo: Luca

4 thoughts on “La vendetta.

    Manlio

    (14 febbraio 2017 - 16:54)

    Io ero sulle tribune dello stadio del baseball di Rimini…
    Quando arrivo la notizia fu solo silenzio!!!

    Fabio Mancini

    (11 febbraio 2017 - 22:50)

    Caro Luca , sai quanto ti stimo, la tua antipatia verso Mino non fa altro che accrescerla….grande Paso…..il mio mito peró era Jarno Saarinen, il mio primo casco, alla mia prima gara di kart che coincise con la mia prima vittoria, era con il suo disegno con colori diversi. Quella domenica del 72 li portó via entrambi. E Mino continuó la sua carriera indisturbato…abbasso Mino

    Mauro Scaioli

    (11 febbraio 2017 - 19:03)

    Pure io tifavo Pasolini e mai ho sopportato Agostini,da sempre! Ricordo perfettamente quella domenica in cui il mio milan andò a perdere uno scudetto a Verona e Renzo e Jarno ci lasciarono.

      Luca

      (11 febbraio 2017 - 19:06)

      Io ero davanti alla TV. Avevo 11 anni…

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