Motorsport: il drago dell’Apocalisse

Siamo bombardati da messaggi, politiche, atteggiamenti e proponimenti rivolti al mantenimento della salute del nostro pianeta.  Il 2010 è stato l’anno dove la “civiltà” ha infierito più duramente  e dove si è raggiunto il picco più alto di immissione di Co2 nell’atmosfera. Una leggera inversione di tendenza è in atto, grazie anche a paesi virtuosi, nonostante altri lo siano molto meno.

Il mondo dell’automobile,  o comunque della trazione in genere, viene dipinto come il drago a sette teste dell’apocalisse.

Forse troppo frettolosamente si è indicata la trazione elettrica come  il rimedio di tutti i mali, per poi scoprire che, forse, non è proprio così. O almeno non lo è totalmente.

Chi sostiene che i motori endotermici moderni siano ancora accettabili, spara bordate sul sistema elettrico snocciolando numeri, calcoli, teorie e previsioni per dimostrare che questa soluzione non è quella giusta. Dall’altra parte della barricata, chiaramente , vogliono dimostrare il contrario. Onestamente ho letto diverse corbellerie da ambo le parti. Insomma, ci troviamo davanti alla classica situazione dove il bue dà del cornuto all’asino.

In mezzo a questo mare in tempesta, caracolla la barchetta del motorsport.

Il fenomeno delle competizioni di veicoli elettrici è chiaramente in espansione: Moto E, Formula E, varie serie monomarca, veicoli “adventure”. Si susseguono le dichiarazioni dei soloni del nostro sport: da Liberty Media che pone delle scadenze rigide per quanto riguarda un futuro ecosostenibile della F.1. Dall’altra parte la FIA, per voce di Jean Todt, tuona sostenendo che per avere una F.1 completamente elettrica non basteranno decenni. Intanto l’ACO preannuncia la categoria “Idrogeno” per la 24H di Le Mans del 2024. La Formula E cresce e può fregiarsi di ben nove costruttori ufficiali sulla griglia di partenza.

Formula E

In mezzo, lascia storditi la decisione di Volkswagen di ritirarsi da tutti gli impegni ufficiali con vetture dotate di motore a scoppio. Fine del programma  Polo R5 nei Rally e fine della Golf nel TCR. Però un pick up ufficiale (dotato di motore ammorbante) parteciperà alla prossima Baja 1000… ma i solerti responsabili della casa tedesca hanno già dichiarato che pareggeranno il conto con il pianeta piantando un migliaio di alberi non si sa dove. Questa cosa, avviene con le aziende “Carbon Neutral”, ovvero: laddove l’azienda, anche la più attenta e sensibile, immetta comunque Co2 per fisiologiche esigenze  produttive, può intervenire finanziando quelle iniziative che permettano di bilanciare lo squilibrio. Insomma, fanno i buoni ed i bravi.

Moto E

Ma il motorsport è pronto a fare la parte del buono? Ci sono esperti che stanno facendo i conti in tasca a tutto il nostro movimento. Gas di scarico, emissione di polveri sottili, smaltimento di batterie, oli esausti. Emissioni dovute ai mezzi di trasporto dei team, a quelle di chi si reca a vedere la gara e del personale necessario per organizzare e far funzionare la gara stessa. Siamo al delirio. Pensate che c’è una casa automobilistica, impegnata ufficialmente con le proprie vetture che sono assetate di benzina e dotate di un delizioso rumore dovuto al rapido susseguirsi di scoppi nelle camere di combustione, che per impattare di meno sul pianeta, nel far rientrare le proprie vetture dall’altra parte del mondo, ha scelto il metodo meno impattante a livello di emissioni: la nave. Peccato che arrivino dopo due mesi. Su quanto possa inquinare una porta container potremmo aprire un altro dibattito ma quello che inquieta, è che qualcuno si prende la briga di fare certi calcoli perché comunque bisogna essere bravi. Bisogna non esporre troppo il fianco all’opinione pubblica.

 Questa è la vera bestia: l’ opinione pubblica.

Quell’opinione pubblica che cavalcano in cerca di consensi i politi, i legislatori, gli ottusi…

 L’inquinamento provocato dal motorsport in genere è risibile.  Abito di fronte ad un autodromo e qualche benpensante locale punta il dito su quanto inquinamento porti lo stesso al nostro territorio. E poi, PORCA TRottola, nessuno che dica niente quando passano scuolabus preistorici che, esalando mefistofelici fumi neri,  ammorbano l’aria per delle ore. Però quelli sono buoni…portano i bambini. Carini.

Insomma, il rischio è che l’opinione pubblica renda il motorsport un coacervo di mezzi  inquinanti che minano il futuro del nostro pianeta e chi vi è coinvolto è un portatore di peste nera.  Questo è un rischio concreto e più vicino di quanto si possa immaginare. Basta un attimo perché un produttore che partecipa ufficialmente a “gare inquinanti” con i propri mezzi, venga visto con malanimo. Il costruttore non può permettersi un immagine da cattivo e si ritira.  Basta poco che i grandi sponsor non vogliano più legare la propria immagine a questi untori che gareggiano producendo rumore, gas e polveri. Basta poco che i grandi media non vogliano più seguire manifestazioni o sport che non siano politicamente corretti (ecosostenibili). Basta veramente poco che oltre un secolo di tradizione, storia, tecnologia, aziende e uomini… crolli come un instabile castello di carte.

Basta veramente poco che la passione venga assassinata.

Incolpevolmente assassinata.

Spero di sbagliarmi.

Dru 

Autore dell'articolo: Luca

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