Ottimo pranzo, pessima cena.

Molto orgoglioso con la tuta Jolly Club.

 

 

 

 

“Pronto Luca? Sono Roberto Angiolini del Jolly Club, mi piacerebbe incontrarti, potresti venire a Milano al ristorante tal dei tali del tal giorno alla tal ora?” Quando ti arrivano queste telefonate qualche domanda te la poni.

Era inverno, fine 1994. Chi si occupa di corse automobilistiche non può non conoscere il Jolly Club, la sua storia prestigiosa e di conseguenza non può non conoscere Roberto Angiolini e per chi ha qualche annetto in più, aver conosciuto suo padre Mario, il fondatore nel 1957.  Io lo conoscevo solo di fama, lo leggevo su Autosprint ma non l’avevo mai incontrato di persona né tantomeno ci avevo parlato.  Ero imbarazzato solo all’idea di essere al telefono con una persona così importante ed infatti penso che mi siano usciti solo monosillabi e neanche mi è passato per la mente di chiedere quale sarebbe stato il tema dell’incontro. Il problema è che l’incontro non era fissato per il giorno dopo, ma per la settimana successiva, quindi moltissimo tempo per cercare di capire il motivo dell’invito. Il Jolly Club era un’organizzazione di altissimo livello nel mondo dei motori, una vera e propria istituzione da tempo immemore, era LA scuderia. Al top mondiale nei rally,  aveva comunque affrontato molti programmi prestigiosi anche in pista (compreso la F.1)  e nel motorsport in generale. Ponendo che io con i rally non ho mai avuto contatti, ad esclusione di un Rally di Monza con una Lancia Delta,  immaginavo che il tema fosse qualcosa collegato alla pista. O forse no.  L’attesa era stata un tormento.

Finalmente arriva il giorno concordato, appuntamento per pranzo. Parto da Rimini di buon ora per essere sicuro di essere puntuale. Arrivo addirittura con largo anticipo ma voglio entrare nel ristorante proprio all’ora concordata e mi faccio un giretto. Non ricordo il nome di quel locale ma, dopo oltre vent’anni, mi ricordo la facciata sulla strada, l’ingresso ed un tavolo verso il fondo con tante persone. Io sono imbarazzatissimo perché non so se devo unirmi a questi o cos’altro fare. Per il resto il locale era praticamente vuoto.

Non faccio in tempo ad inoltrarmi che vedo alzarsi Mr. Angiolini che mi viene incontro sorridente allungandomi la mano. Mi precede verso il tavolo dove trovano posto una decina di persone. Così, ad un primo sguardo, riconosco solo il campione di rally Gianfranco Cunico. Ancora Rally… boh.

Il mister, alzando la voce per essere sicuro che tutti lo ascoltassero, mi annuncia agli avventori: “vi presento Luca Drudi, che guiderà per noi nel mondiale endurance con la Ferrari F40”.   Porca tr..rivella! Sgrano gli occhi ma cerco di rimanere impassibile. Dentro avevo i petardi che mi scoppiavano in testa.

Io? Jolly Club? F40?   Naaaa. Siamo a scherzi a parte (o candid camera come si chiamava allora). Angiolini mi fa accomodare e quasi sottovoce mi dice. “dopo andiamo in ufficio e parliamo io e te”.

 

Al tavolo le persone conversavano un po’ in italiano ed un po’ in Inglese. Io intanto con la testa nel piatto non sapevo cosa stavo mangiando né che sapore avesse. Avevo il cervello in tumulto.

Roberto Angiolini

Quel giorno ho conosciuto Roberto Angiolini, persona carismatica quanto decisa, divertente ed a volte irriverente. Sicuramente la dote che non gli mancava era la competenza. Nel tempo l’ho visto anche nelle vesti di grande accentratore dalle barzellette e racconti irresistibili e per me, grazie a lui, è iniziata una carriera nell’endurance che si è protratta per quindici anni e proprio con il Jolly Club sono entrato nel “giro professionistico”. Successivamente, avrò l’onore di annoverare tra i piloti che hanno corso con le Clio del mio team, suo figlio Mattia.

 

 

 

 

Il programma di quell’anno era sostenuto dallo sponsor di un pilota Jugoslavo che mi avrebbe affiancato. Uno sponsor importante nel settore dei prodotti petroliferi. Più avanti si era aggiunto il pilota bolognese Vittorio Zoboli che conoscevo dai tempi del kart e con il quale avevo piacere di condividere il volante. Un bravo pilota ma anche un bravissimo ragazzo.

Cambio pilota. Zoboli scende, Drudi sale.

La nostra F40 era performante ma aveva grossi problemi di affidabilità. La trasmissione soffriva parecchio ed il pilota slavo … non era performante come l’auto. Ancora non avevamo portato a casa un risultato pari al nostro potenziale. In quel periodo le gare duravano quattro ore ed i turni di guida erano di un ora ma lui, molto spesso, non riusciva a portarli a termine. Questo faceva molto innervosire la squadra ed in particolare Roberto Angiolini che, da persona molto competitiva, puntava sempre al risultato massimo.  Ne aveva già parlato con lo sponsor cercando di farlo sostituire con un pilota più competitivo ma lo sponsor sembrava irremovibile.

Ci ritroviamo al Nurburgring, eravamo già nella seconda parte della stagione, gara di quattro ore del BPR. Il programma prevede che io prenda il via, secondo turno per lo slavo, terzo per Vittorio Zoboli e poi ancora io per concludere la gara con l’ultimo stint.

Al primo turno tutto fila liscio, parte lo slavo, gira del suo passo. Non è veloce ma è in pista. Ad un certo punto vedo al muretto box un po’ di agitazione. Il tempo sul giro si è alzato ed io penso subito a qualche problema all’auto. Mi precipito al pit wall per capire la gravità del problema e sento Andrea (il direttore sportivo) che, sfilandosi le cuffie, comunica ad Angiolini che il pilota si vuole fermare. Non è passata neanche mezz’ora. A questo punto Roberto s’infuria e convoca il rappresentante dello sponsor, gli passa le cuffie con la radio e gli sbotta in faccia: “gli dica che se si ferma, con il Jolly Club ha chiuso oggi stesso”.  Lo sponsor  parla con il pilota nella loro lingua e ripassa la cuffia ad Angiolini dicendogli che proseguirà la gara. Nel frattempo, i tempi sul giro che si erano alzati in maniera imbarazzante, avevano incominciato a tornare sul (basso) livello standard.  Finisce il secondo stint. In classifica non eravamo più messi così bene ma Vittorio ed io contavamo di recuperare nella seconda parte di gara. La macchina si ferma, benzina, gomme e cambio pilota.  Vittorio riparte dopo un pit stop perfetto, io seguo l’operazione da dentro il box. I tempi sono subito buoni e si torna a sperare. Nel frattempo il pilota slavo attraversa il box con ancora in testa il suo casco Jet della Bell, tutto bianco. Bianco come il suo volto, quasi spettrale. Marcia spedito verso il camion senza incrociare lo sguardo di nessuno. Sarà l’ultima volta che lo vedrò.

Io rimango incollato con lo sguardo al monitor, mi ero già cambiato con una tuta asciutta e seguivo l’andamento della gara. Aspettavo nuovamente il mio turno. Ad un certo punto vedo che tutti i meccanici e quelli al pit wall dotati di radio, si mettono in attenzione. La macchina non passa più…   ancora una volta la trasmissione ci aveva tradito. La nostra F40 era ferma sul circuito. Maledizione. Sono frustrato ma rimango al box con la squadra, in fondo lavoriamo tutti insieme per lo stesso obiettivo. Si gioisce e si soffre insieme.

Al box in attesa del ritorno di Vittorio.

Finalmente Vittorio riesce a fare ritorno al box. Gli vado incontro per chiedergli cosa sia successo ma lui mi anticipa: “tu sei fortunato! Ti è andata bene!” sono confuso; ci siamo ritirati, come può essermi andata bene? Chiedo un chiarimento e Vittorio, con il casco in mano mi dice:  “quando torna, vai a vedere la macchina”, “dai Vittorio, cos’è successo?”, “Quello là… ci ha vomitato dentro, ho dovuto spostare i peperoni dal volante usando le bretelle delle cinture, un gas che non si respirava, quando si è rotto il cambio sono stato quasi contento”       … no comment…

Consiglio per i piloti neofiti: la sera prima di una gara, è meglio non cenare con una pizza ai peperoni se poi non siete sicuri di digerirla.

Il pilota slavo, ed il suo sponsor, hanno concluso lì l’avventura e la mia, con il Jolly Club, è iniziata con un ottimo pranzo ed è finita con una pessima cena (di un altro). Sono comunque fiero di essere stato un pilota del Jolly Club, uno status importante e devo ringraziare Roberto Angiolini per avermi dato questa possibilità che poi, di fatto, mi ha lanciato nel mondo dell’endurance.

Per fortuna, dopo non molti giorni il telefono ha squillato ancora: “ Pronto Luca? Sono Luigi Dindo della Michelotto Corse…”   e via andare.

Al volante dell’F40 Jolly Club

A Zhuhai, circuito cittadino, con l’F40 del Ferrari Club Italia, team Ennea.

Con l’F40 dell’Euroteam.

 

 

Autore dell'articolo: Luca

1 thought on “Ottimo pranzo, pessima cena.

    luca.z

    (28 aprile 2017 - 10:32)

    bel racconto!

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