Piloti e Corridori

 

 

Piloti e Corridori.

In Romagna sono nato, cresciuto e dove vivo attualmente. Quando ad un Romagnolo viene dato dell’Emiliano… noterete una smorfia sul suo viso.
L’Emilia è patria di eccellenze che ci invidiano in tutto il mondo, a partire dalla Ferrari, Maserati, Dallara, Ducati e tante altre realtà legate al mondo dell’automotive, ma in Romagna, c’è una sanguigna ignoranza legata al mondo dei MOTORI. Per ignoranza intendo quella capacità di fare tanto con poco, di far fronte alle avversità con un piglio che non ha eguali. Se prendiamo dei… piemontesi, lombardi, che si trovano davanti ad un telaio rotto il giorno prima della gara, li trovi tutti intenti a studiare, calcolare, progettare, chiedere consulenze e la gara, rischia di saltare. Potrei elencare altre regioni dove il problema potrebbe essere affrontato in modo diametralmente opposto ma… rischierei di offendere qualcuno. In mezzo c’è il romagnolo. Telaio rotto? “Al metèm a post! Smuntèm tòt. Ai caz du bòti se martel, ai dèm nà saldadeina iquè e ilè, poi ai metèm un po’ ad ztuc e ‘na bela vernisadeina se p’nel”. C’è della poesia. Magari il telaio si rompe dopo due giri ma il romagnolo ci prova e magari pecca anche di faciloneria ma non si da per vinto, mai.

Altri tempi? Sicuramente si.
Forse parlo dei tempi di quando c’erano i CORRIDORI.
Se sentivate dire: ” l’è un curidùr, e cor se mutur” (E’ un corridore, corre con il motore) cosa avreste pensato? L’Italiano non romagnolo o poco pratico della nostra “ignoranza”, avrebbe visualizzato un atleta in pantaloncini, canottiera con il numero sul petto che stranamente correva portando sotto braccio un motore! Sbagliato! Da noi il motore è la motocicletta (tutta intera) ed il corridore è un pilota. Quindi corridore = pilota. Quindi il significato di ” l’è un curidùr, e cor se mutur” sarebbe “è un pilota di moto”. Ma pilota e corridore sono la stessa cosa come potrebbe apparire? Secondo me no. Corre una grande differenza e questa differenza diventa sempre più grande con il passare degli anni.
Il concetto potrebbe valere anche per i piloti di auto ma rimaniamo nel mondo delle moto che secondo me è quello che trasmette maggiormente la passione.

Chi era una volta il corridore? Era quello che sicuramente animato dalla passione, ma anche da un po’ di esibizionismo, si faceva notare nel paese perché più scavezzacollo degli altri. Era quello che le sparava più grosse, quello che si faceva prestare la moto dall’amico ricco e la mandava come non era mai andata con nessuno. Quello spavaldo e senza paura. Quello che faceva le impennate davanti ai Carabinieri. Un guascone, ma benvoluto al punto tale da coalizzare intorno a sé, un nutrito gruppo di simpatizzanti che si adoperava per portarlo a dare sfoggio delle proprie capacità sui circuiti. Insomma, di farlo diventare un CORRIDORE e per il corridore si facevano le notti in bianco. Di giorno il lavoro per portare la pagnotta a casa e di sera iniziava il lavoro sul “motore” (motocicletta) comprata di quarta mano. Ognuno con la sua competenza o spesso, presunta tale. “Sbasèm iquè, lì ai fèm un taj, slarghèm e bus, ai metèm na goma nova. Snò drì perchè li costa trop”. Con il corridore che cercava, spesso inutilmente, di dire la sua anche se spesso, il corridore, era anche un valente meccanico. L’idraulico metteva a disposizione il suo furgone, le donne preparavano pane, salame e fiaschi di San Giovese, e tutto era pronto per affrontare le gare ed in breve il corridore diventava l’idolo del paese.  
Oggi ci sono i piloti.

I piloti nascono già tali. I genitori danno il lieto annuncio della nascita:
“è con immenso piacere che annunciamo la nascita di Kevin, la mamma sta bene ed il pargolo pesa Kg 3,850. Numero 34. Potrete seguirne la carriera su Kevinrider.it e sui principali social”. La carriera viene pianificata, viene studiata la grafica, si crea il fans club e si cerca di renderlo un presenzialista per aver maggiore esposizione possibile in modo di poter attrarre maggiori sponsor. Già nella culla viene avviato l’imprinting facendo sentire in loop il nastro: “sono molto contento, per questo risultato ringrazio la mia squadra che ha lavorato tantissimo e ringrazio la mia famiglia che ha sempre creduto in me”. Tutto sbagliato? Forse no perché il sistema attuale chiede questo, chiede che tutto sia comandato dal denaro e dall’apparire, chiede che la passione e le capacità diventino, sempre di più, valori con importanza estremamente marginale in quello che è il motorsport business, a prescindere dal settore: auto/moto/kart. Oggi o ti adegui o resti fuori e ricordati che pane e salame non basta più e se fai le impennate davanti ai Carabinieri…vai ingalera!

Ti senti pilota o corridore?

Dru

(chiedo scusa per il dialetto romagnolo che da scrivere è difficilissimo e farcito di sfumature diverse in base al paese, con differenze notevoli anche solo tra paesi distanti pochi chilometri)

 

Foto in evidenza di Antonio Leale che ho tratto dal sito moto.it

Autore dell'articolo: Luca

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