Precision driver in un “Sabato Italiano”

Precision driver in un “Sabato Italiano”

Era il 1991, ed in quel periodo univo l’attività di pilota a quella di stretto collaboratore di Siegfried Stohr nella gestione della sua scuola di pilotaggio.

Un giorno vengo contattato dal responsabile di una casa di produzione cinematografica: la Numero Uno International. Hanno in gestazione la realizzazione di un film per il produttore Claudio Bonivento  con la regia di Luciano Manuzzi.  Titolo: Sabato Italiano.

Il film, ambientato e girato interamente a Rimini e dintorni,  prevede molte scene di guida, compresi inseguimenti ed incidenti. Chiedono la nostra collaborazione e dopo aver preso i giusti accordi si procede.  Tra i nostri compiti, anche quello di reperire le auto necessarie così come richieste dal regista: due Volkswagen Maggiolino color crema, una Citroen Pallas bianca e due Volvo 240 station wagon arancioni.

In particolare, una Volvo deve essere allestita per affrontare un incidente di una certa entità e quindi mi rivolgo ad un preparatore di macchine da Rally per creare la giusta struttura d’ irrobustimento senza che sia troppo visibile.

Noi mettiamo in campo i seguenti “precision driver”: Io (Luca Drudi), Stefano Gabellini, Heribert Stohr, Stefano Colocucci (l’unico esperto ed abilitato alla guida dei pullman).  Nella scena finale, la più catastrofica, si aggiunge Siegfried Stohr.

Il film si sviluppa su tre differenti storie: quella del proprietario della concessionaria BMW di Rimini, devastato dal gioco d’azzardo; il ragazzo abbandonato dalla fidanzata che cercherà di riconquistare;  la spogliarellista ingaggiata per una festa di ragazzini. La trama si dipana parallelamente su queste tre distinte storie che convergono in un unico grande incidente stradale … dove muore l’unico “buono”.

Le scene ci vedono coinvolti per circa 40 giorni e si gira interamente di notte: periodo Gennaio/Febbraio. Una delle difficoltà è stata quella di gestire il sonno. Iniziavamo alle 6 del pomeriggio per finire alle 6 della mattina prima che albeggiasse.  Spesso prima di metterci al volante dovevamo sottostare al trucco, essere perfettamente sbarbati,  indossare la parrucca per poter sembrare  le attrici che dovevamo sostituire alla guida nelle scene impegnative. Gara dura! I risultati erano grotteschi ma tanto, da fuori e di notte, si vedeva poco. Mentre la troupe  allestiva luci e sfondi, noi dormivamo in macchina e quando ci bussavano nel vetro dovevamo essere subito pronti e svegli per guidare senza far errori.

Francesca Neri

Le attrici,  ancora giovani, si sono poi dimostrate brave e con una lunga carriera. Una su tutte: Francesca Neri. Chiara Caselli arrivava già con una buona esperienza così come Isabelle Pasco mentre Yvonne Sciò si fece conoscere per la pubblicità della compagnia telefonica. Sue erano le chiamate: “Mi ami? Ma quanto mi ami?”  Tra gli attori Stefano Dionisi e Massimo Di Cataldo, poi più conosciuto come cantante.

In quelle giornate, o meglio nottate,  abbiamo potuto conoscere un mondo a noi sconosciuto e scoprire quanta preparazione sia necessaria per girare una scena di pochi minuti. A volte di pochi secondi.

Tra le cose che ricordo, in ordine sparso:

Viserba, un passaggio da fare velocissimi su di uno scollinamento che faceva sollevare le ruote da terra della Volvo 240. Nel film doveva essere bagnato ma le temperature erano tali che a terra si formava il ghiaccio ed il “salto” era veramente pericoloso. Gli alberi ai lati della strada non erano tranquillizzanti. Ricordo tanto sale e l’acqua di mare versata sul ghiaccio. Nella stessa scena, il fonico voleva registrare il rumore “live” dell’auto che andava su di giri mentre saltava ed aveva bloccato il portellone posteriore  in posizione aperta per poter tenere fuori i microfoni con lui posizionato nel bagagliaio. Ricordo ancora il suo urlo quando, nel duro atterraggio, il portellone si è chiuso di schianto sui microfoni e…sul fonico. Comunque doveva essere un pazzo perché in un’altra occasione, si era fatto legare sul tetto della Volvo perché voleva registrare il rumore delle lamiere,  provocato dalle  sportellate tra le  auto durante un inseguimento.

Massimo Di Cataldo

Anche il cameramen ha avuto il suo brutto momento. Giriamo la scena in un particolare sottopassaggio. Prima con un camera car (non pensate alle telecamere di oggi) e Precision Driver alla guida, Gabellini, poi la stessa scena con l’inquadratura sul volto di Massimo Di Cataldo alla guida dalla prospettiva del passeggero. Di Cataldo entra nel sottopassaggio forse un po’ troppo allegramente, macchina in sottosterzo e picchia nel marciapiede. Cameramen con il volto insanguinato: rottura arcata sopra cigliare.

Altra situazione potenzialmente molto pericolosa: porto di Gabicce Mare. Avevo a disposizione un fuoristrada Mitsubishi. Il regista voleva che arrivassi velocissimo dalla strada in discesa che dal paese scende al porto, rapido colpo di sterzo, intraversata con le ruote posteriori che sfiorano il ciglio del porto. Sbagli di 10 centimetri e cadi nel porto a Gennaio di notte. Poco simpatico. Vedendomi abbastanza preoccupato, il mio amico Stefano Gabellini (Gheba) si offre di salire con me in auto ma la trama del film prevede che ci sia una sola persona alla guida. Nessun passeggero. Gheba si stende dietro i sedili anteriori per non essere visibile. Due o tre passaggi per trovare la velocità giusta e poi mi arriva il “pronti a girare” del regista. Mi lancio. Non voglio deluderli ed aumento un pochino la velocità per essere sicuro di riuscire ad intraversare il macchinone. La faccio sbandare all’ultimo. Mi ingobbisco ed aspetto di sentire le ruote dietro che non trovano più l’asfalto e fanno precipitare l’auto nel porto ed invece riesco a riallineare. “Siamo vivi Gheba!”. Mi aspetto via radio lodi sperticate dal regista ed invece mi arriva solo un “lasciamo stare, tanto da quaggiù non si vede niente, annulliamo la scena”. Mortacci tua!

Le nottate si susseguono tra salti di corsia nel sottopassaggio della stazione di Rimini, inseguimenti e passaggi al limite.  Chiaramente, senza  farci mancare qualche contrattempo  come quella  volta che Stefano doveva volare nel fosso con la Citroen Pallas.  Heribert organizza tutto per bene, distanze, velocità, il punto dove scivolare disastrosamente nel fosso… se non che… la frizione del Pallas decide di tirare le cuoia con una gran puzza di bruciato. L’unica soluzione che abbiamo potuto adottare, è stata quella di lanciare la Citroen spingendola con la Volvo. Il risultato è stato quello di vedere una macchina che scivolava nel fosso ad una velocità ridicola.

La situazione forse più impegnativa, è stata quando sulla statale di Cesenatico abbiamo inscenato un intreccio micidiale. Alcuni mezzi arrivavano sulla statale ed altre due auto ( io ed Heribert) dovevano passarci  in mezzo arrivando da un’ intersezione laterale senza fare lo stop.   Tutto calcolato al secondo, tutto cronometrato. Non bastasse, non c’era visibilità tra le auto in arrivo, quindi ogni errore di valutazione, partenza, velocità, si sarebbe tramutato in un disastro. Io dovevo passare di misura tra un’auto ed il Pullman guidato da Stefano Colocucci.  Tensione a mille. Vroom. Buona la prima!  Grande sollievo!!

Per alcuni giorni le cose si fanno complicate per una nevicata che imbiancava il paesaggio. Per uniformità di stacco da un’ inquadratura (magari girata giorni prima) e l’altra, si era reso necessario aspettare lo scioglimento della neve.  Finalmente è tutto pronto per la scena finale. La più tragica dove ci scappano  i morti (nel film).

Per una scommessa, Ricky (un protagonista del film) al volante del Maggiolino, cerca di attraversare la statale senza fermarsi allo stop. La ragazza gli tira il freno a mano e l’auto si blocca in mezzo alla strada. Sulle auto che sopraggiungono ci sono i protagonisti delle altre storie. Alcune auto lo evitano.  Io sono l’ultimo ad evitarlo più da vicino ma subito dietro di me sopraggiunge Siegfried al volante della Volvo rinforzata. Indossa un casco e la parrucca sopra al casco. Ha una testa che pare un leone. Lo centra in pieno. Una botta terrificante. Chiaramente, nello stacco di ripresa, gli occupanti del maggiolino vengono sostituiti da manichini, ma nella Volvo Siegfried c’era per davvero. Scende dalla macchina, si guarda intorno, toglie il casco e va a casa. Tanto la scena non era ripetibile. Quando si dice una botta e via.

Nella trama del film le auto dovevano incendiarsi e così, dopo il botto, benzina e cerino. Che fiammata! Non si spegnevano più ed infatti sono dovuti intervenire i pompieri e la produzione ha dovuto pagare la riasfaltatura dell’incrocio per i danni provocati dal fuoco.

Con il passare dei giorni e chiacchierando del più e del meno, avevamo familiarizzato anche con le attrici  che, tra l’altro,  erano incavolate nere perché avevano scoperto che guadagnavamo più di loro… Una sera poi, io e Gheba, avevamo in macchina Francesca Neri e mi sembra Chiara Caselli per salire fino al Cocoricò di Riccione. Ci attendevano per alcune inquadrature.  Avevamo la Volvo arancione ma ad un tratto siamo rimasti in panne. Di notte, sulle colline di Riccione con due bellissime ragazze… in attesa dei soccorsi…  insomma… eravamo giovani… capite vero?

HAHAHA avete capito male! Ci siamo presi degli insulti dalle ragazze perché pensavano avessimo fatto apposta per provarci con loro, ed invece era veramente la macchina in panne… o forse no ?!?

Dru

 

 

P.s. poco dopo questa esperienza, sono stato chiamato insieme ad Heribert a girare scene per un’altra produzione. Località Ostia, Fregene ecc. Io facevo la controfigura di Massimo Dapporto ed una Lancia Thema era il mio strumento.

Autore dell'articolo: Luca

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