Quando avrò tempo. Quella volta con Paul Frère

Quando avrò tempo: quella frase che ci diciamo spesso per scansare qualcosa di fastidioso da fare o quando realmente avremmo la volontà di dedicarci a qualcosa senza averne materialmente il tempo per poterlo fare. Alcune cose cadono nell’oblio.  Alcune ogni tanto ci rimbalzano in testa mentre  altre ritornano attuali dopo anni. A volte in caso fortuito.

In questo giorni ho trovato il tempo. Ci sono voluti quasi 15 anni.

Giugno 2002: Settantesima 24 Ore di Le Mans. Io sono alla mia terza partecipazione e nei giorni pre gara, tra un impegno e l’altro, mi godo l’atmosfera ed il crescente fervore che ammanta la più grande ed affascinante gara di durata del mondo. Passeggio nella corsia dei box per ammirare le auto e la professionalità dei team al lavoro. La tranquillità ed il silenzio contrastano con quella che sarà la guerra assordante che si scatenerà nel week end.  Mi vedo avvicinare da un attempato signore che sapevo essere Paul Frère. Famosissimo giornalista ed ex pilota belga. Si rivolge a me con un: “Signor Drudi la disturbo?”. Io rimango stupito per 1: come ha fatto a riconoscermi ? Sono in borghese e non ho il nome scritto da nessuna parte. 2: parla perfettamente italiano  3: una persona così importante chiede a me se mi disturba…

Rispondo: “ci mancherebbe è un onore” e come uno stupido mi presento stringendogli la mano: “Sono Luca Drudi. Piacere” “Lo so chi è lei” mi dice “e volevo farle i complimenti per la gara dello scorso anno”. Io quasi sgrano gli occhi. “ Sesti assoluti con una piccola Porsche GT, veramente… (cerca la parola in italiano che non gli viene) ètonnant!  (stupefacente)”.  Lo ringrazio e gli dico che siamo stati aiutati dalla pioggia che ha bombardato il circuito per buona parte della gara e che le nostre Yokohama andavano particolarmente bene in quelle condizioni. “Lei ha due partecipazioni con due vittorie nella GT. Non può essere un caso” Io continuo a ringraziarlo e sono quasi imbarazzato. Poi il dialogo si sposta sugli aspetti tecnici, mi chiede della macchina che guiderò (Porsche GT3 RS del team Seikel) se abbiamo apportato modifiche, dei punti deboli e punti di forza, dei consumi ecc. Tutto in modo molto piacevole.

Dopo qualche minuto ci lasciamo con una stretta di mano e quella che penso sia stata una frase ben augurante. Dico penso, perché non ho colto al volo la lingua in cui è stata pronunciata.

Una volta rimasto solo, ho realizzato di aver parlato con una persona estremamente affascinante e carismatica che, nonostante i suoi 85 anni, esprimeva grande lucidità ed infinita passione unita ad enorme competenza. Soprattutto parlando di Porsche. E’ stato allora che mi sono detto: quando avrò tempo vorrò saperne di più su quest’uomo.

Paul, oramai non ci sei più, i postumi di un incidente in prova al Nurburgring nel 2007 ti hanno portato via alla veneranda età di 91 anni. Io solo ora, dopo quasi 15 anni ho mantenuto la promessa che mi ero fatto. Ti confesso una cosa: la F.1 attuale non mi piace e soddisfo la mia passione con la lettura di libri che narrano dei periodi eroici delle gare automobilistiche. Spesso ci leggo il tuo nome. Allora ho scoperto dei tuoi trascorsi. Dei tuoi trionfi. Auto di Formula 1, Sport, Le Mans, Spa, Gordini, Ferrari, Jaguar, Aston Martin e soprattutto Porsche di cui sei diventato un vero cultore.  Anni 50, anni 60  storie di passione, speranze, sfide, goliardia e se vogliamo anche di improvvisazione ed incoscienza. In tanti hanno pagato il dazio più pesante. In tanti hanno pagato con la vita. Che pazzi che eravate. Tu sei scampato ed ho letto della tua carriera da giornalista specializzato, delle prove delle auto, delle pubblicazioni, delle importanti case automobilistiche che si avvalevano delle tue consulenze. Io l’avevo capito guardandoti in quegli occhi lucidi ed un po’ infossati: sei stato un grande. Un grande che ha attraversato il tempo fino a salire in macchina per provare a Le Mans il prototipo vincente Audi R8 a soli 86 anni. Ora le tue ceneri accarezzano le curve di Spa Francorchamps.  Grazie Paul per avermi parlato e mi raccomando, la prossima volta che ci vedremo… dammi del tu.

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto: archivio Paul Frère e Serge Pozzoli

Autore dell'articolo: Luca

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