Quando i francesi provarono ad uccidermi.

Con mia moglie Barbara alle gare dell’Eurocup Renault.

Se c’era un campionato dov’era guerra vera, quello era l’Eurocup della Renault. A livello sportivo, o meglio antisportivo, era praticamente ammesso  tutto.

Io ho debuttato nell’Eurocup come “guest” nella gara concomitante con la Formula 1 a Monza nel 1992. Quell’anno vincevo nel campionato Italiano con il mio team (Drumel motorsport) e mi era stata data la possibilità di partecipare alla gara di casa nell’Europeo: Pole e Vittoria. Evidentemente ho incominciato a stare sulle palle a qualcuno. Successivamente è arrivata la partecipazione a tutto il campionato e lì la cosa si è fatta seria.  Squadre importanti, con sponsor ancora più importanti, si potevano permettere piloti che erano dei veri professionisti della categoria che, grazie ad ingaggi e premi, si garantivano guadagni niente male.

Un italiano, nell’Eurocup  con un team italiano, là davanti non ci doveva stare. Quando vi dico che era guerra… intendo guerra. Nelle prime quattro gare, avevo buttato via tre auto nuove. Non riparato, buttato via. Salvati i pezzi riutilizzabili, sono finite dal demolitore.  Per non farsi mancare niente, avevo subìto anche un sabotaggio, a Barcellona. Acido nell’olio. Motore completamente mangiato, è bastato il giro di schieramento e si era già tritato tutto. Buttato via.

Una Clio l’ho salutata a Zandvoort. Nel lungo curvone che precede il rettilineo d’arrivo, l’ex pilota di F.1 Michael Bleekemolen, con la sua Clio tutta sponsorizzata Marlboro ha pensato bene di “bussarmi” nello spigolo posteriore fino a farmi girare, ma la macchina ha puntato ed ho fatto una serie infinita di capriole. Ammetto di aver chiuso gli occhi e di essermi chiuso a riccio fino al momento in cui pensavo fosse finita, invece ero in bilico con la macchina in piedi, muso a terra per poi ricadere di tetto sul guardrail. E’ stato abbastanza imbarazzante perché ero appeso alle cinture e non sapevo se slacciarle o meno, per paura di cadere di schianto. Poi, puntando i piedi in qualche modo me la sono cavata…la macchina …no!

Un’altra a Montecarlo. Partivo in seconda fila. Scatta in testa il francese Patrick Bourdais (papà di Sebastien, poi in F.1 e quattro volte vincitore del campionato Indycar) seguito dal suo guarda spalle Bernard Castagné ed io subito dietro. Nelle curve lente Castagné rallentava di proposito  per permettere al suo compagno di allungare. Io ne avevo di più, ero più veloce ed incominciavo ad innervosirmi. Ho preso a tamponarlo sempre più forte e quando mi guardava nello specchietto gli facevo segno con la mano: “Vai! Vai! Porca puttana vai!” Dopo tre o quattro  volte di questa situazione, lui ha fatto un errore gravissimo. Con la mano mi ha fatto segno “calmo, stai calmo”.  Per me, è stato come quando al toro gli sventolano davanti agli occhi il drappo rosso.

Adès a t’àmaz! (dal dialetto romagnolo: adesso ti uccido)

Curva di St.Devote, salita di Beau Rivage e ci si allarga per affrontare la curva a sinistra che porta al casinò. Lui si allarga e frena per impostare la curva. Io rimango dritto all’interno, mi punto nel volante e mentre gira gli arrivo nello sportello con il mio muso a gas aperto. Lui sbatte contro il guard rail e mi rimbalza nel fianco. Dietro si ammucchiano altre cinque o sei macchine. Dopo la gara il suo preparatore mi cercava per farmi male. In quel periodo abitavo a Montecarlo e quindi … sono scappato a casa.

A Le Mans, sul circuito Bugatti hanno proprio cercato di farmi fuori. Dicono che noi italiani siamo mafiosi ma i francesi erano molto peggio.

Nel tunnel di Montecarlo.

Le prove erano andate molto bene e mi ero aggiudicato la Pole Position. Subito dopo vengo convocato in direzione gara: tempo annullato per taglio alla variante Dunlop. Cosaaa! Non ero io. Non ho mai tagliato. I commissari non vogliono sentir ragioni. Mentre ritorno al team incavolato nero mi viene in mente che a bordo avevo la telecamera di Eurosport. All’epoca gli on-board erano ancora rari. Cerco i tecnici della TV e chiedo se si possono vedere i miei giri.  Attaccano cavi e cavetti e mi collegano un monitor. Conferma filmata. Io non ho tagliato un bel niente. Torno a passo di marcia in direzione gara, gli dico che ho il video delle prove da dove si evince che non ho mai tagliato né la variante Dunlop né altra sezione di pista. Chiedo loro di visionare il filmato.  Come al solito, i francesi sbruffoni quasi mi ridono in faccia e mi dicono che a loro non serve nessun filmato.

Ero veramente incavolato. Per fortuna mi tolgono solo il giro migliore ed il mio secondo miglior tempo era sufficiente per partire terzo in seconda fila. Nelle prime due file, a parte me, tre francesi dello stesso team: Bernard Castagné, Joel Gouhier (un vero marpione ex formule ex gruppo C, un mestierante) e Patrick Bourdais, guarda un po’… di Le Mans.

La pista era bagnata ma anche con la pioggia, nelle prove, ero andato forte. Ero molto determinato a fargliela pagare.   Parto sul lato sinistro della pista con uno spunto perfetto, se vado in testa non mi vedono più.  Secondo me è la stessa cosa che hanno pensato loro.  Sono avanti di mezza macchina e vedo sulla mia destra, Gouhier che viene a cercarmi. Bum  sulla posteriore destra, controsterzo e… RIBUM E BUM ancora. Riesce a farmi girare in rettilineo davanti ad oltre quaranta macchine che arrivano lanciate. D’abitudine guido molto vicino e controsterzando ho sganciato inavvertitamente il blocco delle cinture con la mano.  Quando ho visto che stavano arrivando le macchine verso di me ho detto: “muoio” e si sente anche nel filmato. In tanti mi schivano ma dalle retrovie arriva lanciato Allard Kalff, pilota olandese attualmente commentatore tv di F.1. Mi dirà successivamente che la macchina davanti a lui si è spostata all’improvviso e quando mi ha visto, praticamente mi era già contro. Un botto micidiale ed io vengo frullato dentro la macchina. Tredici macchine fortemente incidentate. Io dopo il botto non capisco dove sono e subito dopo perdo i sensi acasciandomi verso il lato del passeggero. Mia moglie Barbara, poco distante, vede tutta la scena e vede l’ambulanza che mi porta via.  Mi ritrovo all’ospedale e nel letto di fianco al mio c’è quel patacca di Gabriele Matteuzzi, anche lui coinvolto nel mega incidente, capisco che sicuramente non si è fatto niente perché importuna le infermiere, come suo solito. Io me la sono cavata con poco e non indosserò mai più un casco Jet. Per un’azione come quella che si vede nel video, oggi ti toglierebbero la licenza per un anno, sapete cosa hanno fatto i commissari francesi al loro pilota francese? Niente! Vive la France!  Mavaffanculo và.

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Luca

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