Quell’Autosprint

Autosprint n.22 del 27 Maggio 1975

Quell’Autosprint

E’ strano come nei ricordi, ci sia una sorta di “pietra miliare” che lascia il segno. Una sorta di tratto di evidenziatore sul testo scritto tutto uguale.  Qualcosa che ci ricollega ad un evento.  Qualcosa che segna una svolta, un avvenimento importante, una tragedia, un inizio oppure una fine.

Una delle mie pietre miliari è stato un particolare Autosprint. Mi ricordavo ancora la copertina ed il periodo, dopo più di 40 anni, e mi sono messo alla ricerca di questa rivista su internet. Era Autosprint n. 22 del 27 Maggio 1975.

Non è stato difficile trovarla.

Quando finalmente l’ho avuta tra le mani, ho rivissuto un piccolo flash della mia vita.

Rimini, primavera 1975: come al solito ero in giro con la mia bicicletta a cercare emozioni ed escoriazioni.  Dopo aver imboccato Via Dardanelli, svolto in Viale Centauro pedalando gioioso e spensierato. Siamo verso la fine della scuola e già si sente il clima di vacanza estiva.

Passo il negozio di alimentari che sfila veloce sulla mia sinistra e dopo poche decine di metri, a destra, sulla fascia di terra dove parcheggiano le macchine, intravedo qualcosa che attira la mia attenzione. Inchiodo la ruota posteriore, faccio un mezzo testacoda e ritorno indietro pedalando lentamente, quasi sospettoso, anche se non ce n’era nessun motivo. Allungo il collo per scrutare tra le macchine parcheggiate. Eccolo là, per terra, abbandonato, colorato. Mia mamma mi aveva insegnato di non raccogliere niente per terra ma quello che vedevo era troppo invitante. Mi guardo intorno, mi insinuo tra le macchine con la mia bici e mi chino.  Lo raccolgo e guardo interessato: Autosprint. La mia cultura motoristica era a base di Motosprint, che compravo regolarmente tutte le settimane.  L’armadio di mio fratello maggiore era carico di “Motociclismo”, rivista mensile. Da noi si parlava di “motori” (le moto) ma praticamente non avevo mai sentito nessuno che parlava di auto, tranne il mio compagno di scuola Giovanni che parlava di Formula 1.

Apro questa rivista incuriosito, e trovo un mondo che non conoscevo o che conoscevo troppo poco. Dopo neanche dieci minuti, la mia bicicletta era in garage ed io ero stesso sul letto della mia cameretta con Autosprint n.22 del 27 Maggio 1975.

Ho provato a leggerlo con gli occhi di allora e poi a rileggerlo con le conoscenze di oggi:

La prima cosa che noto immediatamente, è che scrivevano proprio con caratteri piccoli. Faccio fatica a leggere nonostante gli occhiali. Questa cosa, quando avevo tredici anni non l’avevo notata…chissà perché?

Immediatamente salto alla composizione della redazione. Voglio sapere chi dirigeva il giornale. Direttore: l’indimenticato ed indimenticabile Marcello Sabbatini. Molti anni più avanti sarà un mio sostenitore. Anche molti altri redattori mi diventeranno volti noti, conosciuti di persona. Tra tutti Carlo Cavicchi che diventerà a sua volta direttore.

La rivista è aperta da un accorato editoriale di Sabbatini che si oppone al tentativo della CSAI e soprattutto della Ferrari di imporre una stampa di regime. Lo stesso Enzo Ferrari,  aveva inviato al giornale “La Stampa” una lettera pubblicata in terza pagina. Era il  20 Maggio. Una sorta di Diktat volto ad asservire la stampa dell’automobilismo sportivo ai propri voleri e si auspica che venga adottato lo stesso sistema imposto dalla CSAI ai propri licenziati: …astenersi , pena la squalifica, dal rilasciare dichiarazioni pubbliche che possano comunque ledere gli interessi dello sport automobilistico… Intenzione di Ferrari è di far punire i giornalisti e tutti coloro che “turbassero gli interessi dello sport automobilistico”. Chiaramente il direttore di Autosprint si rifiuta di assoggettarsi  e paragona Enzo Ferrari ad un dittatore ben  peggiore di Gheddafi. Grande Marcello!

Duilio “Dudù” Truffo a Pau con la Formula 2.

Si prosegue con la cronaca del GP di Pau di Formula 2. Vittoria di Laffite su Jabouille. Primo degli italiani, sesto,  quel Duilio Truffo che poi troverò come collega alla scuola di pilotaggio di Siegfried Stohr nel 1989 e dal quale ho imparato tanto. Nelle classifiche, altri piloti che poi ho conosciuto personalmente come Loris Kessel e Lamberto Leoni. Per la Formula due, sette pagine ed alcune foto a colori. A Pau si corre il Lunedì (fuori dal tempo utile per poter andare in stampa)   quindi la cronaca è riferita al 19 Maggio.

 

 

A seguire troviamo un approfondimento sulla coppa Florio tenuta a Pergusa la settimana precedente. Sesta prova del Mondiale Marche. Vittoria per l’Alfa Romeo 33 di Arturo Merzario e Jochen Mass seguiti da Derek Bell e Henry Pescarolo con l’auto gemella.

L’Alfa Romeo 33 TT12 di Merzario-Mass

Con tutti questi ho avuto una conoscenza diretta così come altri piloti in classifica come Jurgen Barth che diventerà un responsabile della Porsche sui circuiti. Ricordo con affetto Lella Lombardi, in gara con una Alpine e sottolineo la grande prestazione di Giancarlo Gagliardi, che aveva fatto faville con una piccola Chevron. Di Giancarlo conservo un  libro che mi ha donato con una bella dedica a Daytona nel 2009.

 

A pagina 21 si parla della gara di F.1 del week end appena trascorso: GP del Belgio a Zolder. Solo a pagina 21… In realtà il motivo è che le pagine centrali sono le ultime ad andare in stampa e permettono di inserire le notizie e le cronache che arrivano per ultime. Alla gara vengono dedicate 7 pagine, nessuna foto a colori. Il 10% della rivista. Per curiosità sono andato a paragonarle ad un GP europeo del 2016. Su Autosprint, mediamente si trovano 30/32 pagine dedicate alla F.1. Praticamente il 40%.

A Zolder vince Lauda, ma i riflettori sono puntati su Vittorio Brambilla e la sua March arancione. Il pilota monzese, allora trentottenne, dopo essere scattato dalla quarta posizione (a due decimi dalla pole di Lauda), in soli due passaggi si è portato in testa passando prima Lauda e poi Carlos Pace che era in testa in quel momento con la Brabham Martini. Bella la foto sul sorpasso all’esterno su Lauda. Lo stesso pilota austriaco si è dichiarato sorpreso dalla grinta di Brambilla. Peccato che nei furiosi giri iniziali, il pilota italiano abbia chiesto troppo ai suoi freni vedendosi poi costretto al ritiro. Tra i piloti in gara, ce ne sono almeno tre che mi sono trovato a fronteggiare nel mio futuro nelle gare endurance. Nella gara di contorno ( F.Renault) vittoria di un certo Renè Arnoux. Quinto tal Didier Pironi. Entrambi passeranno alla corte di Maranello.

GP del Belgio a Zolder

 

Voltando pagina, leggo della 500 miglia di Indianapolis, accorciata per la pioggia e vinta da Bobby Unser.

A seguire una bella sorpresa: Mugello Formula 3 e foto sul podio per Gianfranco Brancatelli . Il pilota piemontese sarà mio collega alla scuola di pilotaggio e mio co-driver alla 24 ore di Daytona del 1997. In gara tanti piloti che poi conoscerò e troverò sulle griglie di partenza. Da notare il secondo posto di “Gianfranco” (al secolo Gianfranco Trombetti) nella categoria prototipi. Con lo stesso mi sono trovato a battagliare nel campionato italiano prototipi nel 2000 e 2001.

Mugello F.3: Gianfranco Brancatelli sul podio.

 

A seguire l’euro GT e la coppa avvenire Turismo a Zeltweg. Anche qui trovo piloti con cui avrò a che fare come Dieter Quester , secondo al volante di una Porsche RSR. Arranca la Stratos di Facetti. Curioso leggere di un Umberto Grano, che ho sempre associato al marchio BMW, al volante di un’ alfa Romeo GTV, ma un tuffo al cuore l’ho avuto quando ho visto in classifica, su Fiat 128 coupè, il nome del mio grande amico, recentemente scomparso, Walter Meloni .

Segue un po’ di politica automobilistica.

Nesti domina, come abitudine che non abbandonerà nel tempo, nella gara in salita di Verzegnis. Barberio si aggiudica la Corace-Tiriolo in provincia di Catanzaro. Per entrambi l’Osella sarà l’arma vincente.

Pier Emilio Barlassina vince nella F.Monza…a Monza.

Nelle “ultim’ora” sul mercato auto, scopro che l’Alfa Romeo ha aumentato i listini: si parte dal prezzo per una Alfasud N, di 1.920.000 Lire (più iva del 12%) per arrivare agli 8.600.000 Lire (più iva del  18%) necessari  per avere una Montreal.

Si passa per le news delle scuderie per arrivare alla pagina del karting. Al circuito cittadino di Morciano di Romagna, vince, nella 100 1° categoria, Renzo Giugni ma trovo anche tanti altri nomi che conoscerò quando correrò in kart. Sorrido alla multa inflitta all’amico Gilberto Grassi per aver tagliato vittoriosamente il traguardo della classe 125… a mani alzate.  Nella gara di Tolentino, praticamente conoscerò tutti i piloti riportati nei primi posti delle classifiche: Melonaro, Accattoli, Corradini, Giardinieri, Domenichini ecc. ecc.

Renzo Zorzi in F.3 con il motore Lancia Repetto

Verso la fine della rivista si parla di Renzo Zorzi e degli strascichi sulla sua vittoria a Montecarlo con la F.3. Per un certo periodo, quando vincevo il campionato di Formula Fiat Abarth,  Zorzi è stato il mio “procuratore”. La mia carriera ha rischiato di arrestarsi, all’epoca, anche a causa sua. Non entrerò nei particolari perché il povero Renzo è stato portato via da una brutta malattia e quindi non in grado di dare la sua versione dei fatti..

 

La rivista si chiude con la cronaca dei Rally, le novità sulle auto stradali, le piccole news ed il fermoposta. Nelle lettere, le lamentele di chi ha visto il proprio nome errato nelle classifiche, chi si lamenta dei costi troppo alti per l’ottenimento della licenza (37.000 lire), chi si lamenta per la linea editoriale su certi argomenti, chi si lamenta dei costi troppo alti per assistere ad un Gran Premio, chi si lamenta della televisione, chi si lamenta di rimanere fuori delle griglie di partenza delle gare di F.italia per i troppi iscritti. Che tenerezza…

La “quarta di copertina” è dedicata al ricordo di Alberto Ascari, morto giusto 20 anni prima. Il 20 Maggio 1955 in prova a Monza con la macchina di Eugenio Castellotti. Ascari era appena rientrato dal GP di Monaco conclusosi con il pauroso volo in mare, ma questa è un’altra storia…

Se vogliamo, la cosa che mi stupisce in questa rilettura, è la distanza siderale che vedevo tra me e quello che leggevo in quel tempo e, tutto sommato, la relativa rapidità in cui sono entrato a far parte di quelle cronache. In realtà dietro c’è stato  un lavoro, costruito mattone su mattone. Una feroce caparbietà nell’inseguire il sogno di voler entrare a far parte del mondo del motorsport.  Non ho potuto percorrere la strada maestra. Non avevo finanziamenti o il sostegno della famiglia. Tante volte mi sono sbucciato le ginocchia. A volte ho rischiato di rompermi i denti, però con la mia bicicletta e la cartolina tra i raggi…di strada ne ho fatta.

P.s.  di Autosprint n.22 del ’75 ne ho comprati due. Uno andrà incorniciato ed appeso nel mio studio. L’altro, ogni tanto lo rileggerò per ricordarmi da dove vengo.

Dru

Autore dell'articolo: Luca

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