Saremmo contenti se tu guidassi per noi alla 24 ore di Le Mans (Parte 1)

Inverno e primavera 1998

 

“Saremmo contenti se tu guidassi per noi alla 24h di Le Mans”

 

Pierre Dieudonnè, direttore sportivo ma anche ex pilota con 11 partecipazioni a Le Mans

Una semplice telefonata, rispondi, e ti si rimescola il sangue: “Le Mans” con la VIPER GTS-R ufficiale Chrysler gestita dal Team Oreca. Al telefono Pierre Dieudonnè, direttore sportivo, che mi fissa un appuntamento in Francia per la settimana seguente.

Solo un incontro con il presidente Hugues De Chaunac  per definire tutto. Compenso, impegni, test, gerarchie. Vengo trattato da professionista di primo livello ed in più mi concedono due piccoli spazi sulla tuta. Sono molto soddisfatto. Nel contratto di sei pagine scopro che nel periodo che ci separa dalla gara, praticamente sei mesi, non potrò fare alpinismo, paracadutismo ed addirittura non potrò neanche andare in moto o bicicletta.

Hugues De Chaunac, presidente Oreca Group

A questo punto si pensa alla pista. Il programma è importante e ben finanziato. Preparazione alla gara ben strutturata, con le tempistiche giuste studiate da professionisti esperti.

 

Nei primi tre mesi dell’anno abbiamo svolto test per migliaia di chilometri, comprese tre simulazioni della durata di oltre  24 ore sul circuito del Paul Ricard. A pochi passi ha la sua sede il team Oreca. Durante i test, ho potuto apprezzare il lavoro della squadra che già conoscevo dalle gare svolte con loro nella stagione precedente. Nel 1997 ho potuto contribuire alla vittoria del titolo mondiale nel FIA GT.   Ai test prendono parte anche i big del nostro line up: Olivier Beretta, Pedro Lamy, Karl Wendlinger, ecc

Nel 1997 avevo contribuito alla vittoria nel campionato FIA GT della Viper ufficiale. Sul podio insieme a Justin Bell ed Hugues De Chaunac

.

In queste prove ho sempre cercato di non sbagliare e di mantenere ritmi costanti per permettere ai tecnici della squadra, di valutare correttamente il comportamento dell’auto e del materiale utilizzato. In questa fase si scelgono i componenti che possono garantire la migliore performance, purché garantiscano la durata necessaria. La Michelin partecipa ai test. Mi impressiona il lavoro metodico che svolgono e la quantità di pneumatici che vogliono testare. Mescole per il giorno, caldo, freddo, notte. Le prove si svolgono senza sosta alternando i piloti alla guida. In un’occasione mi sono meritato complimenti e ringraziamenti da parte del patron  Hugues de Chaunac quando, per un difetto ad un mozzo, mi sono perso una ruota posteriore durante la notte. Ero in un curvone da 4a e con una grande acrobazia e controllo dell’auto, sono riuscito a non uscire di pista ed a riportare la macchina ai box sana e salva ma…su tre ruote.

All’ultimo test capisco che le cose stanno andando bene, il clima è disteso, la macchina va bene e non si rompe, i tempi sul giro ogni volta vengono abbassati; mi rendo conto che l’impegno da parte della Chrysler è enorme e si aspettano un grande risultato. Il fatto che mi abbiano inserito nel loro selezionatissimo line-up di piloti, non lo nascondo, mi inorgoglisce.

Dick Meyer, l’ingegnere americano responsabile della Viper Engineering U.S., a fine giornata dell’ultimo test mi viene incontro a mano tesa:”Good job Luca, see you at Le Mans”.

Ringrazio ed incomincio a contare i giorni che mancano.

Le Pre-Qualifiche

Le Mans… Il fascino e la storia racchiusi in questo nome, non mancano di mettere in soggezione chiunque, figuriamoci a me che sono alla prima esperienza in questa gara con l’imperativo di non sbagliare e di portare la bandiera di un colosso come la Chrysler.

La prima tappa è quella delle pre-qualifiche di Domenica 3 Maggio.

Arrivo con mia moglie Barbara già Venerdì 1, pronto per le “scrutineering” previste per il sabato. Rimango stupito dal pubblico presente per le operazioni di verifica sapendo che prima di Domenica, nessuna macchina sarebbe scesa in pista.

Per le pre-qualifiche vengo abbinato a Karl Wendlinger e la nostra auto viene sorteggiata per il turno del mattino. Appuntamento in pista per l’inizio delle prove alle ore 7.00.

Durante la notte sento sul mio motor-home il ticchettio della pioggia ed il pensiero di affrontare per la prima volta il circuito, con la pista bagnata, non mi tranquillizza.

Finalmente l’ora di presentarsi ai box.

Come al solito tutti sono molto cordiali e sapendo che non conosco la pista (sono l’unico) chiunque si sente quasi in obbligo di darmi dei consigli. Mi soffermo con Pedro Lamy per fare un ripasso di traiettorie e marce ed Arnaud (l’ingegnere di pista) mi comunica che preferisce attendere che il circuito si asciughi prima di cominciare.

Le prime tre ore se ne vanno così ed io incomincio a fremere, perché era previsto che Karl, dopo qualche giro per ottimizzare la messa a punto, facesse un buon tempo di qualifica per poi lasciarmi l’auto con tutto il tempo per imparare la pista. Questo è il mio obbiettivo della giornata ed è quanto mi viene chiesto dal team. Karl entra in pista con gomme intermedie e dopo qualche giro rientra comunicando al direttore sportivo Pierre Dieudonné che la pista è ancora troppo bagnata.

Dopo una breve consultazione con De Chaunac, Pierre mi viene incontro e dice di prepararmi per fare 3 giri. La responsabilità è enorme perché i tempi sono ancora alti ed uscire di pista adesso, vorrebbe dire compromettere la qualificazione dell’auto.

Penso che siano pazzi, ma l’ordine è di partire ed io parto.

Esco dalla corsia dei box ed ancora sento nella radio Pierre che si raccomanda di prenderla con calma; lo tranquillizzo e cerco di ricordare tutti i consigli che mi ha dato Olivier Beretta quando abbiamo visionato insieme il circuito il giorno prima. Ponte Dunlop, Esse della Foresta, Tetre Rouge, Rettilineo Des Hunaudieres, sto girando sul mitico circuito della 24h; già questa è una soddisfazione enorme.

Sui lunghi rettilinei, il contagiri in 6a marcia si avvicina alla zona rossa. Sono a 300 km/h ma, nonostante la pista ancora umida ed i 630 cv, la VIPER è docile come un agnello al punto che posso prendermi qualche confidenza, come alcuni sovrasterzi di potenza. Al secondo passaggio davanti ai box, sento Pierre che via radio mi ricorda di entrare. Peccato, ma potrò girare più tardi, per ora il ghiaccio è rotto.

Dopo un po’ di attesa, la pista è completamente asciutta e Karl risale in auto e incomincia a spingere. Sul monitor il suo 4’03″80 è già un tempo che ci porta in cima alla lista dei tempi della GT2

Al box decidono di montare gomme nuove di mescola leggermente più tenera (quelle che normalmente si usano di notte) e Karl riparte all’attacco. Siamo tutti davanti al monitor dei tempi , giro di lancio e… 4’01″92. Pole garantita con quasi 5 secondi sul più diretto inseguitore (una Porsche).

I sorrisi e le pacche sulle spalle si sprecano tra gli uomini dell’Oreca e quelli della Chrysler.

Si avvicina Pierre: “Luca tocca a te. Ti facciamo il pieno e rimettiamo le gomme dure che ha usato Karl. Devi solo imparare la pista, non preoccuparti del cronometro”.

Mi infilo il casco e ripenso a quello che mi hanno detto gli uomini del team e gli altri piloti la sera prima: “vedrai che nel primo turno di prove faticherai a prendere il ritmo. Ci sono in pista anche i prototipi. Non preoccuparti del cronometro. Se riesci ad arrivare intorno al 4’15″00 è già buono, la pista non è facile da digerire”.

Parto con circospezione, con i 100 lt. del pieno dovrei fare 11 giri e vorrei gestirli al meglio.

Trovo un po’ di traffico di Sport e GT1 così spesso sono fuori traiettoria ma non voglio rallentare i big.

Ci sono alcuni punti dove la macchina sugli avvallamenti, in mezzo alle curve salta molto, non sono sicuro della tenuta, ma preferisco non sperimentare i guard-rail e scelgo per il momento di non passare a fondo.

Primo riscontro cronometrico 4’19″…, pensavo peggio. Cerco di memorizzare più riferimenti possibili ed incomincio a prendere il ritmo.

4’13, 4’11, mi impongo di scendere almeno sotto il 4’10.

Pierre si è raccomandato di non pensare al cronometro ma non è così facile.

Passo sul traguardo per il 7° passaggio e sul cruscotto leggo 4’09.

Sarebbe più che sufficiente ma mi trovo bene, spingersi a più di 300 km/h sui rettilinei e tenere una media sul giro vicina ai 200 km/h ti dà una certa euforia che ti porta una carica aggiuntiva. Incomincio a tirare, 4’08, 4’07, sento di poter abbassare ancora con facilità ma non voglio tradire la fiducia del team con un’uscita di pista sempre in agguato e cerco di frenarmi. Ultimo passaggio davanti ai box 4’06″2, sono soddisfatto.

Nel giro di rientro mi godo la pista ad andatura ridotta. Come arrivo al box, da un gesto di mia moglie capisco che gli uomini del team sono soddisfatti. Pacche sulle spalle e gesti di consenso confermano quella che era una sensazione, ma appena tolgo il casco, i “good job” di De Chaunac e Dick Meyer mi fanno capire che ho appena superato un rito d’ iniziazione.

Grazie a tutti, lavoro fantastico. Arrivederci a Giugno.

Ci avviciniamo alla gara (Parte 2)

Autore dell'articolo: Luca

2 thoughts on “Saremmo contenti se tu guidassi per noi alla 24 ore di Le Mans (Parte 1)

    Danilo

    (9 settembre 2017 - 17:41)

    Ciao Luca . Ho scoperto da poco il tuo blog, incuriosito dalla bella gara di Mattia a Monza in Porsche Cup
    Mi sto godendo come un bel libro di avventura , i racconti sulla tua Le Mans 1998
    I miei complementi partono per la tua passione e arrivano a come riesci a trasmetterla
    Ti seguirò ancora , e magari mi piacerebbe anche incontrarti visto che siamo entrambi romagnoli
    Sentire dal vivo le tue “avventure” deve avere un sapore particolare
    Ancora bravo!
    Danilo

      Luca

      (13 settembre 2017 - 12:37)

      Grazie mille Danilo.
      LucaD

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.