Se non hai i soldi, inventali!

Alle volte se le cose non vanno bisogna farle andare. Era ancora inverno, inizio 1981, ed il mio problema in quel momento era quello di comprare un nuovo kart per la stagione entrante. Erano cambiati i regolamenti ed il mio vecchio “3a categoria” BM  era inutilizzabile. Per un anno avevano dato la possibilità di utilizzare sia i vecchi motori a valvola rotante (come il mio) che i nuovi lamellari, poi dal ‘81 solo lamellari di nuova generazione.  Ancora andavo a scuola ed anche se mi arrangiavo con qualche lavoretto saltuario, non avevo certo le disponibilità per comprarmi un kart nuovo. Vendendo il vecchio avrei ricavato solo una piccola parte di quello che mi occorreva. L’estate precedente, per pagarmi le gare, avevo lavorato alla pista di pattinaggio dove revisionavo i pattini a rotelle ma, a fine anno,  non mi era rimasto niente.

Non avevo altra possibilità che quella di battere cassa da mio padre.  Non ero in grado d’ incassare un rifiuto e quindi dovevo aspettare il momento più opportuno.  Per decine di volte partivo all’arrembaggio ma all’ultimo istante facevo dietro front e tornavo in camera mia.  Una sera finalmente mi decido. E’ nel suo studio e fuma la pipa seduto alla scrivania. In mano la lente d’ingrandimento.  Davanti a sé un album di francobolli ed i cataloghi “Bolaffi” aperti . Il fumo, illuminato dalla lampada da tavolo, crea una barriera tra me e lui.

“Babbo devo chiederti una cosa”, alza lo sguardo ma non la testa e mi guarda da sopra gli occhiali, “ devo cambiare il kart, quello vecchio non lo posso più usare…  mi servirebbero i soldi, ma poi te li ridò” ,  torna a guardare i suoi francobolli attraverso la lente e mi dice solo “poi vediamo” facendo ballare la pipa.  Lo prendo come un mezzo si e torno in camera mia. Passano i giorni ma non ho nessun segnale.  Una Domenica mattina sento che ne parla con mia madre e sento distintamente che dice “è solo una sbornia passeggera, vedrai che gli passa”. La sbornia sarebbe la mia passione per i motori e le gare.

Continuo a non aver segnali ma non voglio forzare la situazione. Un giorno sono in giro con lui in macchina e mi lancio: ”hai poi pensato al kart nuovo?” e lui mi chiede quanto costa, dove lo comprerei ecc. ecc.  . Ottimo segnale!, penso.

Ancora giorni di silenzio ed il tempo passa. Inizia la stagione di gare ed io non so come fare. Un bel giorno, sempre in macchina passiamo in centro e casualmente vediamo che stanno demolendo una vecchia struttura ospedaliera. Oramai era attivo il nuovo e moderno ospedale e probabilmente aveva assorbito anche l’attività fino a quel momento svolta in quel luogo.  Rallenta, guarda poi si ferma, parcheggia e mi dice “andiamo!” Boh…

Entriamo e facciamo un giro “tra i reparti”. Li passiamo tutti compreso il seminterrato che faceva paura solo ad entrarci. Avevano iniziato a svuotare dai piani superiori.   Con una discreta faccia tosta, si rivolge ad una persona che sembrava il capo degli operai al lavoro.  “Qui buttate via tutto?” “ Si, qui dobbiamo svuotare e poi buttiamo giù i muri” , “ se ci serve qualcosa la possiamo prendere?”,  “più portate via e meglio è per noi”, “allora domattina viene mio figlio” e lo dice indicandomi. Io non ci capisco niente, che cavolo vuole fare?  C’erano armadietti in metallo, letti, reti, carrelli, schifezze varie. Che cavolo ha in mente?

Torniamo verso la macchina e gli chiedo spiegazioni, per tutta risposta ottengo un “stai calmo, non dire niente e non ridere”. Che cavolo ci sarà da ridere…

Una volta in macchina mi dice: “ domattina prendi la familiare (Fiat 128), vieni qui e porta via tutte le lastre delle radiografie che sono nel seminterrato. Senza le buste di carta.”  Mi dico: alé, è impazzito. “E cosa me ne faccio?”, “vuoi comprare il kart? allora domattina vieni qui e fai come ti dico”. Provo a chieder maggiori spiegazioni ma ottengo solo un “prima devo fare un paio di telefonate”.

La notte passa tra mille interrogativi. Cosa c’entra il kart con le lastre?  La mattina dopo arrivo di buon ora e mi dirigo direttamente nel seminterrato. Nessuno mi dice niente. L’ambiente è buio, polveroso, puzza di muffa. Ci sono metri e metri di scaffali stracolmi . Sono migliaia di lastre. Trascino un tavolo vicino a me ed incomincio ad appoggiarci sopra i raccoglitori. Sfilo le lastre da dentro le buste di carta marroncina, buste da una parte e lastre ammucchiate dall’altra. Inizialmente sbircio e vedo gambe e braccia rotte,  toraci, spine dorsali, crani.  Leggo sulle buste i nomi degli sventurati e la data. Un film dell’orrore. Dopo poco decido di non guardare più e così riesco ad andare anche  più spedito.  Faccio tutti mucchi e poi li porto nel baule della 128 con i sedili posteriori abbassati.  A macchina piena faccio un primo giro e scarico a casa, nel garage. Ma non basteranno?  Mi ha detto di prenderle tutte e riparto. Alla fine ci ho messo quasi due giorni e non so quanti giri ho fatto. Sono sfinito, sporco, impolverato e con la puzza di muffa addosso e nel naso.

A lavoro finito, finalmente mio padre mi spiega che le lastre contengono l’argento come reagente ed ha trovato una ditta nelle Marche che le compra pagandole un tot al chilo. Poi le bruciano e tramite un processo chimico recuperano l’argento residuo.

Ma pensa te…

Ma pensa te che roba…

Dopo un paio di giorni, carichiamo la 128 in modo scientifico per stipare più materiale possibile. Partiamo con il culo della macchina che sembra toccar terra. Andiamo in quest’azienda, le pesano e ci danno una ricevuta. Ripartiamo per un altro giro e così via fino ad averle portate tutte. Con tutte le ricevute in mano andiamo in un ufficio dove una persona, immagino il titolare, è impegnato al telefono e ci fa aspettare un buon quarto d’ora. Quando si libera io aspetto fuori nel corridoio. Dai vetri vedo che parlottano, il titolare  fa due conti con la calcolatrice continuando a parlare ed a sorridere e compila un assegno.   Mio padre lo piega e lo mette in tasca ed esce salutando.

ALL Kart – Parilla 100 Nazionale

Una volta in strada, dopo i primi minuti di silenzio, toglie di tasca l’assegno e me lo porge: “ adesso puoi comprare il kart”,  apro l’assegno ed a momenti mi ribalto. Quasi tre milioni di lire. Più del doppio di quello che mi serve.

Con quei soldi porto a casa un telaio All Kart nuovo, al Ciak di Parma compro il motore di Wagner, vice campione italiano l’anno prima, un Parilla TT25 preparato da Vittorio Marzi, gomme nuove, gomme e cerchi da bagnato, qualche corona ed un paio di catene.   Come non bastasse compro un rimorchio centinato da trainare dietro alla 128 per trasportare il kart e mi rimaneva ancora di che correre.  Avevo il mondo in mano ed in quell’anno, nella 100 nazionale vinsi tante gare.

Una bella lezione.

Grazie Bà, messaggio ricevuto però, sappi, che dopo quarant’anni… la sbornia non mi è ancora passata!

Nota successiva: solo con il tempo ho capito la strategia di mio padre nei confronti miei e delle gare e devo dire che è stato molto educativo anche se quella volta facevo fatica a comprendere. Lui non era appassionato e non mi ha mai spinto in quella direzione, tutt’altro, però ha  capito e rispettato la mia passione. Dopo che avevo ricevuto netti e decisi rifiuti alla mia volontà di correre in moto, i miei genitori cedettero, dopo molte insistenze, alla richiesta del kart. Ma la cosa non mi doveva essere troppo facile quindi, per quanto riguarda gli aspetti economici, se serviva “dieci” lui mi dava solo “cinque”. Per il resto mi dovevo arrangiare. Se mi avesse dato dieci sarebbe stato troppo facile, con zero sarebbe stato impossibile.  Anche la volta delle lastre, prima di svelarmi la possibilità di un guadagno, ha voluto vedere il mio impegno nel portare a termine il compito che mi aveva assegnato.

Significativo anche il gesto di comprarmi un furgone Fiat 238… con il motore fuso. Mi ero dovuto comprare un motore all’autodemolizione e montarmelo da solo appoggiandomi all’officina di cicli e moto di un amico. Questo solo per gli inizi, poi ho dovuto camminare con le mie gambe, salvo togliermi dai guai quando mi cacciavo in qualche avventura senza via d’uscita  ma questo  potrà essere argomento per altri racconti.

Nell’anno delle lastre, grazie agli insegnamenti di mio padre, ero diventato esperto nei materiali preziosi di recupero. Con la 128 ed il rimorchio agganciato, andavo dai “rottamai” e compravo parti elettriche di macchinari in disuso. Avevo imparato dove trovare contatti d’argento o anche d’oro e nel garage smembravo i componenti ed accumulavo le “placchette” che mi permettevano di correre in kart. Almeno in parte. Poi qualcuno deve aver capito il gioco e quei pezzi hanno incominciato a non trovarsi più, ed io ho dovuto inventarmi qualcos’altro… ma nel frattempo sono partito per fare il militare.

P.s. questa nota aggiuntiva l’ho scritta il giorno della festa del papà 2017. Un modo per ricordare il mio: Mario.

P.P.S. nelle gare in auto non mi ha mai seguito però…ho scoperto che comprava Autosprint di nascosto.

 

Dru

Con mio padre Mario nel 1992 ad Imola, unica gara in auto a cui ha assistito. Scomparirà nell’Aprile del ’98.

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Luca

1 thought on “Se non hai i soldi, inventali!

    paolo

    (20 marzo 2017 - 23:19)

    Sono convinto che per un figlio ( maschio o femmina non fa differenza) nella maggioranza dei casi, perchè le eccezioni non fanno regola, gli insegnamenti siano quelli del babbo che ti fanno capire come gira il mondo, le mamme normalmente sono più logorroiche, catastrofiste e protettive ma quando il campo si restringe e si arriva al dunque la frase determinante è…..parlane con tuo padre

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