Vota Antonio

 

Vota Antonio.

E’ inutile negare che in questi ultimi anni l’Italia si sia impoverita. Più povera economicamente, culturalmente , svuotata di valori, sfiduciata. Quando tutto questo accade, si spera sempre nel salvatore della patria. Dopo il GP di Shanghai, si è sollevato un vero e proprio polverone intorno ad Antonio Giovinazzi.  Da una parte chi lo critica per aver rovinato la gara di Vettel (come se l’avesse fatto apposta) , dall’altra chi lo sostiene incondizionatamente, chi lo vorrebbe subito a casa perché è un brocco (passando dalla cassa per pagare i danni) ed in mezzo, quelli che gli rinfacciano di non essere un “fenomeno”.  Premesso che Giovinazzi non si è mai presentato, personalmente o chi per lui, come fenomeno, appare in tutta la sua evidenza di quanto siamo poveri. Siamo poveri perché abbiamo solo lui. Su di lui ricadono tutte le nostre speranze ed anche tutte le nostre frustrazioni. Abbiamo un popolo di Ferraristi capaci di idolatrare un pilota per poi lanciargli i sassi quando cambia casacca. Abbiamo un popolo di anti-Ferraristi che … piove governo ladro e quelli più romantici che si possono dividere in appassionati competenti ed appassionati del bar sport, a cui tutto è chiaro e “boia di quella vigliacca ladra, se ci monto io su quella macchina gli faccio vedere”.

Antonio, in questo week end si è trovato tutti sulle spalle. Se avessimo avuto i nostri due/tre piloti in F.1, ecco che Giovinazzi avrebbe potuto correre, sbagliare, imparare senza che gli occhi fossero forzatamente puntati su di lui, senza dimenticare che gli occhi più importanti sono quelli della sua squadra e della F.1 in generale. Per un pilota non c’è peggior stato d’animo di quello della consapevolezza di dover ad ogni costo dimostrare qualcosa, altrimenti si è fuori. Il mondo della F.1 è cinico, spietato, nessuno spazio a sentimentalismi di nessun genere così come spietato è stato l’aquaplaning che l’ha sbattuto contro il muro. Due errori in due giorni, nessuno lo nega, neanche lui, due errori.  Antipatico entrare nel dettaglio tecnico, nello spin sull’acqua durante il cambio marcia, del tappetino umido all’esterno della curva: dettagli.

A Giovinazzi è stato contestato che avrebbe dovuto limitarsi a svolgere il compitino: portare la macchina in fondo. Posso essere d’accordo ma un pilota della massima formula è lì per dare il massimo e deve aver dimostrato, prima di tutto a sé stesso, di avercela messa tutta.  In qualifica un errore all’ultima curva, quando il dash board gli evidenziava che stava chiudendo un buon giro. In gara prima l’errore di chiedere le slick e poi  quello, a mio avviso, veniale del testacoda in rettilineo.

Adesso cosa succede? Difficile dirlo, noi non conosciamo i meccanismi. Non possiamo sapere se Antonio era sulla Sauber perché la Ferrari aveva concordato uno sconto sulla fornitura dei motori per allenare (e valutare) il suo terzo pilota oppure (difficile) corresse per grazia ricevuta. Già è abbastanza misteriosa la posizione di Wehrlein e non escludo che la Ferrari tenga la Monisha “per le palle” a causa di questioni economiche, leggi pagamenti arretrati.

Comunque sia non possiamo riversare su Giovinazzi la frustrazione di un vivaio nazionale di piloti ridotto ai minimi termini. Dal karting che, nonostante l’Italia sia un paese leader, vede la base ridursi sempre di più con gli italiani che possono permettersi in numero sempre minore, le cosiddette grandi gare: WSK e gare internazionali titolate. Dal campionato italiano di F.4 che offre una bella griglia di partenza ma dove gli italiani si contano sulle dita di una mano o giù di lì e dove, se un italiano eccelle non trova gli appoggi per proseguire nella carriera, con una federazione che nella sua pochezza, fa delle  discriminazioni che magari un giorno necessiteranno di chiarimenti . Nelle categorie intermedie siamo latitanti, un paio in GP3, un paio in GP2 e dobbiamo già essere contenti. Una struttura con la base stretta… traballa e non è certo Giovinazzi a buttarla giù. Facciamo una cosa: abbandoniamo Giovinazzi. Visto che agonisticamente è stato adottato dalla famiglia Gelael che gli ha finanziato la carriera, consideriamolo indonesiano. Lui fa quello che può e quello che gli concedono di fare tranquillamente. Se va male, la cosa non ci riguarda ma se va bene… saltiamo sul carro dei vincitori e se non sapete come si fa… chiedetelo alla nostra federazione.

L’Italia delle eccellenze , l’Italia dei fallimenti.

 

Dru

Autore dell'articolo: Luca

1 thought on “Vota Antonio

    paolo

    (10 aprile 2017 - 18:46)

    Su questa tua disanima caro Luca non sono assolutamente d’accordo, ci sta il botto del Sabato perchè devi dimostrare qualcosa e ti devi posizionare in griglia….essere ultimi in griglia sono capaci tutti….ma in gara arriva al traguardo e vedrai che dietro ne hai di sicuro. La F1 hai ragione che è spietata, ma piegare la macchina 2 volte alla stessa maniera non aiuta certamente.

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